91 GIORNI, 2184 ORE THAILANDESI

Sawasdee Kha,

oggi è già il 22 novembre 2017 in Thailandia.

Io sono Giorgia, ho 37 anni e vivo a Bangkok da 91 giorni, 2184 ore.
Mi sono trasferita qui il 24 Agosto, partendo da Bologna con Luca, mio marito e con Bianca, la nostra Bimba di quasi 3 anni. Air Emirates è la compagnia aerea che ci ha portati qui, via Dubai fino ad arrivare in taxi al 39 Boulevard Executive, Phra Khanong Nuea, Khet Watthana a Bangkok.
Il viaggio in aereo è stato molto tranquillo, per Bianca era la prima esperienza di volo e devo dire che la crew è stata fantastica con lei: tra gadgets e cioccolata le sue 12 ore tra le nuvole sono state spassosissime ed euforiche. Quanto a me e a Luca, abbiamo cercato di alternarci per contenere le corse di Bianca (da ora in poi scriverò Bibi, come la chiamiamo noi) nei corridoi dell’ aereo, guardando prima i Puffi, poi Inside Out, poi ascoltando la musica e colorando. Leggere o guardare un film è stato impossibile per noi due ma devo ammettere che l’ esperienza del primo volo di Bibi era da vivere così.
Con grande eccitazione.
Non potrò mai dimenticare Bibi che guardava le nuvole e diceva continuamente “io sono in aria”, sentendo il profumo dei suoi capelli appena lavati quando guardando me poi si girava verso il finestrino. L’ aria che i suoi boccoli alzavano così delicatamente era dolce e piena di vita.
Arrivati all’ aeroporto di Bangkok ho iniziato a spalancare, a fatica, i miei occhi stanchi ma lo sforzo era doveroso: già da un posto così come l’ aeroporto avevo iniziato a percepire come la mia idea di questa area geografica, o meglio l’ immagine precostituita nella mia mente formatasi dopo letture e documentari, fosse parziale, riduttiva. A pochi passi da noi si animava una vita velocissima, varia, accogliente e vasta. Mi chiedevo dove stessero andando tutte quelle persone, forse c’era chi, come noi, stava per inaugurare una nuova esistenza, stava aprendo una paretesi di vita per chissà quando poi chiuderla e se chiuderla. Ma, se non ricordo male, ho visto poche persone con un quantitativo di valigie come il nostro. Noi, infondo, ci stavamo trasferendo, la nostra vita era in quei (se non ricordo male) 70 Kg che ci hanno fatto vivere una decina di giorni in attesa dei pacchi che ci sono stati recapitati a casa e che avevamo preparato meticolosamente a Formigine (Provincia di Modena), il paese in cui abbiamo vissuto dal settembre 2013 e che rappresenta la prima vera casa di Bibi, escludendo il suo periodo di occupazione di 9 mesi nella mia pancia:) Il taxi ha impiegato circa 45 minuti per consegnarci alla nostra nuova residenza, e in quel lasso di tempo ho mantenuto gli occhi spalancati, scoprendo scorci, palazzi, tetti di lamiera, di paglia, boutiques a 5 stelle, centri commerciali che non avevo mai visto nemmeno in Giappone o in USA, realizzando quanto il traffico sia disumano, le persone alla moda, imbattendoci in gigantografie dei reali thailandesi che sbucavano dal nulla, fiori gialli e ghirlande bianche e nere (poi ho capito cosa significassero, ma dedicherò un racconto specifico a questo perché dentro ogni fiore giallo e dentro ogni drappo nero c’è la profondità di questo popolo fantastico).
E tutto era lucido, nonostante la stanchezza ed il jet-lag, grazie all’ aria condizionata che c’ era dentro il taxi, mentre fuori il cielo bruciava di nubi ma non si muoveva nemmeno una foglia. Dove siamo finiti?, pensavo 91 giorni fa…”Per fortuna che siamo qui”, penso solo dopo 2184 ore thailandesi. Una volta arrivati a casa, un grattacielo di 37 piani fratello minore di uno analogo ma di 42 piani, siamo stati accolti dalla responsabile della reception, una ragazza indiana piuttosto in carne e alta che molto gentilmente ci ha offerto 3 bottiglie d’ acqua. Ne avevamo bisogno. Ci ha condotti al 33 piano (persino pronunciarlo a voce ti dà l’ idea di quanto sia in alto…trentatreesimo è una parola che si sviluppa decisamente in altezza) e siamo entrati in casa, rigorosamente scalzi. Palesemente stanchi. Con la ragazza indiana c’ era anche la responsabile dell’ agenzia immobiliare che ha seguito Luca nella scelta dell’ appartamento, una signora di mezza età, soprannominata Apple. Bibi la scherniva senza ritegno, questa donna ha lo stesso nick name del mini pony di Bibi. Bibi le si avvicinava, la chiamava e le mostrava il cavallino. Credo che Apple non abbia colto la derisione dietro le movenze di bimba di Bibi; Bibi era stanca ma allo stesso tempo trovava la forza per ironizzare sul fatto che un essere umano si chiamasse come il suo animaletto dei giochi.
Eravamo stremati ma io e Luca non facevamo altro che guardarci divertiti e pensare “ma dove siamo finiti?”. Siamo stati informati sulle varie ed eventuali voci contrattuali, eventuali difettosità pre esistenti dell’ appartamento, dei pregi, delle facilities bellissime di cui Bibi avrebbe potuto usufruire senza limiti (piscine, aree giochi per bimbi, gonfiabili e scivoli, campi da tennis e da basket) e, grazie a dio, dopo circa mezz’ora siamo stati dispensati da tutte quelle nozioni. Continuavamo ad essere stanchi ma facendo un giro per la casa (enorme, bellissima, 3 stanze, 4 bagni, 2 balconi, affacci da lasciare senza fiato sullo skyline più bello di Bangkok su Sukhumvit Area) ci siamo accorti che non c’era nulla, nemmeno un rotolo di carta igienica. Anche se eravamo senza forze, anche se avevamo volato 12 ore e vissuto l’ ultimo mese e mezzo come zingari (dopo aver lasciato la casa di Formigine) tra Spilamberto (paese di origine di Luca), Rimini (mio paese di origine), hotel vari inclusa persino la provincia di Bologna, impacchettando le nostre cose in qualche valigia, abbiamo capito che senza carta igienica non si può stare. In tempo zero Luca si è rimesso le scarpe ed è uscito. Dove andare? Google.it è sempre la risposta migliore, per ogni evenienza.
Luca era stato a Bangkok 2 volte prima di trasferirci quindi aveva avuto modo di perlustrare un pò la zona e capire, più o meno, dove andare. E così è stato.     Dopo 1 ora circa è tornato con 3 buste della spesa, aveva comprato acqua, latte, succhi di frutta, il sapone per lavarsi le mani e la carta igienica. A livello di igiene eravamo, a quel punto, al sicuro. Il resto era in valigia.
E la piccola Bibi? Saltava sul divano, continuamente. E questo perché un divano così bello, a 5 posti, incluse una chaise longue ed una poltrona extra large forse non li avrà mai più in tutta la sua vita. Non potevo sgridarla, al suo posto, a 2 anni e mezzo avrei fatto lo stesso. Se non peggio, pensandoci bene.   La sera abbiamo mangiato un riso così così preso al 7/11 (Seven eleven, catena di supermercati, dedicherò una parentesi a questo), fatto la doccia, disfatto le valigie e ci siamo addormentati tutti e 3 nella camera grande (immensa) senza tirare le tende, ma lasciando che la vita luminosa e brillante di Bangkok entrasse nella nostra vita.
E con lo stesso affaccio, seppur tinto di tonalità differenti al mattino, ci siamo svegliati. “Ma dove siamo finiti?” abbiamo pensato al mattino, smettendo poi di dirlo a distanza di 48 ore thailandesi. Ve le racconterò, questa è stata solo l’ apertura della parentesi.
L’ elenco che ne seguirà è in divenire, è in costruzione quotidiana. Ogni giorno vivo nuove esperienze che si accodano a giornate fantastiche, di scoperta, di vita e di condivisione.
Queste sono le mie ore thailandesi.

Foto 1: Noi 3 all’ aeroporto di Bologna
Foto 2: io e Bibi in aeroporto a Dubai (quando ancora era sveglia)
Foto 3: La nostra camera matrimoniale, la sera che siamo arrivati, poco prima di addormentarci

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Gy (come mi chiama Luca e come mi chiamano qui)

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