3 MESI – EDIZIONE BIGNAMI

Sawasdee Kha,

in questo momento, giovedì 7 Dicembre 2017 (ore 09:20), mi trovo alla Japanese Library situata al decimo piano della Serm Mit Tower, zona Asoke. In cuffia suona Wild World di Cat Stevens, fuori il sole splende deciso e riscalda l’atmosfera a circa 31 gradi.
Questa mattina ho accompagnato Bibi a scuola con il solito tuk tuk rosso (link) guidato da un signore 70enne piuttosto simpatico, in forma, con i baffi brizzolati che tanto ci ricordano il nonno Ermanno. E come ogni mattina che si rispetti, alle 8.15 Bibi gli aveva già dato la prima tirata di baffi.
D’ ora in poi ogni mio post incomincerà con l’indicazione del posto in cui scrivo e con le note che mi accompagnano nella stesura di un nuovo ricordo, talvolta provenienti da Spotify, talaltra da YouTube. Connessione permettendo. La Japanese Library non ha una rete Wi-Fi, qui infondo regalano parole silenziose, letture, pace ed apprendimento, pertanto questo post si avvarrà di una sorta di brutta copia in Word per poi fare un repentino Copy and Paste in OreThailandesi.com 🙂 Ho deciso di seguire il seguente approccio per riepilogare i mesi di Settembre, Ottobre e Novembre, ossia creare un unico post, strutturato in 3 sezioni con i racconti salienti di ogni mese corredati di foto rappresentative. Ne approfitto per fare un appunto, per rispetto e chiarezza verso chi mi leggerà: tutto quello che c’è scritto qui trova la sua origine nella pancia e nel mio cuore, non ho il progetto di creare una sorta di guida turistica e nemmeno la volontà di dispensare consigli sul vivere in Thailandia, semmai la grande ambizione di raccontare cosa provo, cosa percepisco e cosa i miei sensi siano in grado di restituire alle parole che formeranno il ricordo. Come indicato nella sezione Informazioni, questa è un’occasione per catturare ogni istante della mia vita thailandese e condividerla con chi mi chiede cosa faccia dall’ altra parte del mondo, come sia la nostra esistenza in famiglia e se abbiamo una routine. Tutto proviene da lì, dal nucleo in profondità dove tutte le mie emozioni e curiosità hanno energia di esistere. Questa è la mia esperienza, il mio già vissuto o prospettiva di vivere. Un dato di fatto per me, in quanto esperienza munita di sensazioni. Pertanto personale. Questo chiarimento andava fatto, non leggetemi se sperate di trovare una guida per un viaggio a Bangkok. Per questo ci sono professionisti, persone capaci di aiutarci ad affrontare un viaggio chissà dove, persino nei posti più reconditi del mondo.
In questo progetto, la segretezza non sarà il mio forte:).

Detto ciò, il mio esercizio di connecting dots parte ora, dando forma a Settembre, Ottobre e Novembre. Per semplificarlo potrei usare una metafora che però restituisce immediatamente il significato al fatto di ottenere un triangolo perfetto unendo tutti i punti delle mie emozioni e consapevolezze venute a galla in 3 mesi a Bangkok.
Settembre ed Ottobre rappresentano la base, la linea retta che unisce 2 punti (2 mesi, appunto), Novembre rappresenta la punta, la consapevolezza di stare bene. Unendo questi 3 punti si ottiene un triangolo perfetto. Allego ciò che ho disegnato per semplificare questa visionaria associazione, ma andiamo con ordine.

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Non proprio perfetto…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Settembre     

Settembre per noi è stato il vero primo mese e se potesse avere un secondo nome per me sarebbe Assestamento. Senza ombra di dubbio in Settembre abbiamo buttato le basi per costruire la nostra routine, testato tempistiche, archiviato l’esitazione iniziale e senza paura ci siamo tuffati nella mischia agrodolce dei nuovi ritmi. Anche qui bisogna andare con ordine. Il jet-lag ormai aveva lasciato spazio al nuovo bioritmo, Bibi aveva smesso di addormentarsi nei momenti più inopportuni (così come di mordere ferocemente!) cosicché in nemmeno 10 giorni dal nostro arrivo avevamo già perlustrato in lungo ed in largo Sukhumvit (la zona in cui viviamo  link qui), capito dove fare spesa, guidato un paio di volte nel delirio agonizzante di milioni di macchine inchiodate nel traffico e scooter schizzanti in ogni direzione, preso la BTS (Sky Train link qui ) e la Metro per muoverci nella città che veramente non dorme mai (forse meno di New York City).
Ed in questa manciata di giorni ho studiato un pò la logica e dislocazione delle varie scuole internazionali che ci sono a Bangkok (tantissime), per poi iscrivere Bibi alla First Step International Pre- School (link qui)
Il 4 Settembre Bibi ha iniziato la scuola, un mondo nuovo dove si parla solo inglese e dove ci sono bimbi provenienti da ogni parte del pianeta. Che privilegio, che fortuna!
Le dicevo “Bibi questo sacrificio che fai adesso, la difficoltà che avrai nell’ esprimerti, il tuo spirito di adattamento, il caldo, le nuove abitudini ti sembrano adesso ostacoli grandissimi. Tra qualche settimana anche questo diventerà quotidiano e un domani non potrai più farne senza. Perché la libertà di potersi esprimere ovunque, la sensazione di poter vivere in qualsiasi posto e la consapevolezza che siamo tutti uguali diventeranno puzzle nella mappatura del tuo cervello, così ben fatti che, da grande, non potrai più scomporli”.
Lei mi guadava, mi chiedeva “come si dice Ciao in inglese?” e sorrideva. Avevo ragione.
E mentre Bibi iniziava la scuola, io studiavo dove poter andare per scoprire posti nuovi, leggevo, scrivevo, conoscevo persone per strada e scongelavo quella distanza che apparentemente separava me (gli occidentali in generale) dal mondo giapponese (predominante in Sukhumvit, 90% nel condo in cui viviamo), così riservato ed ordinato per poi stringere le amicizie più belle che ho oggi, proprio con ragazze giapponesi. Persone piuttosto aperte, che hanno studiato, viaggiato un pò e che sono rimaste a bocca aperta quando un giorno, parlando di passioni, ho detto che io amo Haruki Murakami, scrittore e saggista giapponese. Da lì ci siamo viste, abbiamo iniziato a conversare, abbiamo mangiato la pizza dalla Peppina (in Soi 33, link accà, alla napoletana!) e ci siamo lasciate con una promessa, ossia il prossimo pranzo sarà al giapponese, in modo che io non possa più essere 1 contro 4.
Shizuka, Ayumi, Asami e Michiru Ono sono fantastiche, sorridono sempre guardando la mia Kokeshi doll tatuata sulla mia gamba destra e mi dicono kawaii. Quando le ho conosciute pensavo (e penso tuttora) alla fortuna che ho: sicuramente la vita mi ha restituito il favore al mio sogno di vivere in Asia, di studiare giapponese all’ università (poi virata a Giurisprudenza… sì, anche io storco il naso!), di scavare nell’ animo di un popolo così curioso per me, ricco di storia e di tradizioni che ancora oggi sono così annodate nella spirale del loro DNA. Ed il titolo di questo blog trova la sua ispirazione/ contaminazione in Ore Giapponesi, un’opera straordinaria di Fosco Maraini, così addentrata nel mistero di una nazione oggi perfetta ed inarrivabile per standard qualitativi, così diversa decenni fa, dove oggi quelle ragazze con cui stringo nodi di empatia ed amicizia, sono figlie, nipoti di uomini rimasti a terra nel 1945 e, seppur non vantando la proprietà di territori immensi e chissà quali beni naturali, oggi è una delle più grandiose ed evolute potenze. Global-Mente. No, direi globalmente inteso come del mondo. Ad oggi non percepisco ancora la loro mente come globale, come raccoglitore sferico che, a 360 gradi, si guarda intorno ed assorbe. La loro entità è così triangolare. Loro sono il triangolo inscritto in un cerchio, o forse sono (al loro cuore ed alle loro percezioni) l’unico grande triangolo perfetto dove il cerchio, il mondo appunto, è al suo interno. Geometricamente ambo le cose sono possibili. Ore Giapponesi ha instillato gocce di ispirazione e ammirazione dentro di me. Perché anche in quel caso, la grande ratio è dentro. Nel nucleo.
Tornando a settembre, mese in cui buttavamo giù le basi di questa vita, devo dire che si siano assestate molte cose oltre alla scuola, come il nostro senso di orientamento, l’ autonomia negli spostamenti, i nostri spazi di solitudine in cui io per esempio scrivevo da BrainWake (link qui) o da Daily Roast (link qui), come le scoperte di posti incredibili che abbiamo fatto, tra cui il Lumpini Park (link qui) con i suoi varani, il parco naturale di Khao Yai (link qui), il villaggio dei pescatori di BangSaen, la montagna delle scimmie, il Wat Arun (link qui),  il fiume Chao Phraya (link qui), Chinatown ( link qui, tra le più grandi Chinatown al mondo) e le tantissime aree giochi per bambini, attrezzatissime, stimolanti di creatività ed ingegno come Imaginia o Kidzoona. Le prime volte credevo che Bibi impazzisse per la felicità! E nel mentre abbiamo iniziato a fare spese consapevoli per quanto riguarda il cibo, mangiando quasi sempre thai a pranzo (io e Luca) e la sera cucinando quasi sempre a casa. Ad oggi, il piatto che amiamo di più è il Pad Thai (link qui). Devo dire che piace a tutti e 3, forse Luca su tutti predilige il Tom Yam (spicy, link qui).
Un altro punto di rilievo, che in realtà meriterebbe un articolo a sé, è Toy, la nostra maid (domestica), thailandese doc, 40 anni e 2 figlie rispettivamente di 20 e 18 anni. Perché qua chi inizia, inizia presto! Il problema è che la popolazione che ha studiato e ha lavori di tutto rispetto non inizia affatto ma lavora e basta. E qua di occasioni professionali ce ne sono.
Se hai una mente lucida e sveglia, parli inglese e hai voglia di lavorare le opportunità non mancano.
Tornando a Toy, lei ha iniziato a settembre ad aiutarci con le pulizie 3 volte a settimana, di base lunedì, mercoledì e venerdì. La cosa che mi piace tantissimo è che con lei parlo ore, le faccio quasi sempre compagnia quando viene, la aiuto anche con le faccende (per me è un lusso avere qualcuno che aiuti adesso!) e lo scambio sottile che avviene in questa quotidianità apparentemente insignificante è grandioso. Grazie a lei ho scoperto tanti angoli di questa città, tante cose good o not good (come dice lei) e allo stesso tempo io le tolgo molte curiosità sull’ Italia, sul cibo e le preparo un espresso rigorosamente italiano ogni volta che viene.
Lei si trova molto bene con noi, Bibi la adora e credo che questa vicinanza, questo mutuo aiuto (fisico e mentale) faccia parte del grande carnet di privilegi che la vita mi sta riservando. Credo che Toy apprezzi tutto questo in quanto, in maniera del tutto naturale, contribuisce a darle la giusta motivazione e gratificazione nel suo lavoro: il nostro rapporto è assolutamente alla pari, anche se lei continua a chiamarmi Khun Gy (khun è l’ equivalente di sir/ madame in inglese, pertanto Signora Gy). E se anche il nostro appartamento preveda un bagno di servizio per la maid, beh Toy sa che non deve usarlo perché quel buco buio, senza aria e né luce è stato allestito come ripostiglio.
Vogliamo bene a Toy, sono molto felice quando so che sta per arrivare perché quel lunedì o mercoledì o venerdì che sia lei mi porterà una nuova tessera del mio puzzle thailandese. Autentico. Questo ha un valore incredibile per me.
E prova ad insegnarmi thailandese ma senza successo (è cosi difficile).
In questo settembre c’è naturalmente anche Luca che ha iniziato a lavorare e si è trovato da subito benissimo. Sono stata invitata anche io a pranzo con i suoi colleghi, siamo andati a mangiare per strada in un ristorante (bugigattolo) thai 100% ed è stata un’esperienza fantastica. Le ho trovate persone interessanti e spigliate, aperte, leggermente più sofisticate del thailandese medio che incontri per strada. In generale i thailandesi sono incredibili, il loro sorriso è sempre spalancato alla bellezza della vita, per tantissimi di loro alla non consapevolezza di quello che per noi è niente (o il non avere niente) perché in realtà, se potessi scommettere, questa gente è davvero felice. E sono sicura che, scommettendo, vincerei.
Abbiamo iniziato anche a sentirci “a casa” nel nostro appartamento, in generale nel grattacielo dove viviamo. Ci muoviamo con disinvoltura al suo interno, sfruttiamo l’ area giochi e la piscina, Bibi è già diventata parte di un gruppetto di amici che si incontrano al settimo piano (il suo amico preferito è Yazan, un bimbo di 7 anni originario dell’ Arabia Saudita, sveglissimo, simpatico ed intelligente, sempre vestito con costumi diversi, e davvero esilarante) e io sono diventata amica di tutte le nannies di questi bambini perché io sono l’ unica mamma presente. Sebbene molte mamme espatriate (expat) non lavorino, quasi tutte le famiglie hanno la tata. Io, essendo a casa per 1 anno, mi godo la fortuna di stare con Bibi perché so, e lo so davvero bene, che questo tempo non tornerà più. E lei non sarà più bimba. E sempre beneficiando di questa fortuna, è stata maturata la decisione di mandare Bibi a scuola 4 giorni a settimana (e non 5) cogliendo l’occasione di vivere weekend lunghi insieme. Mai stata presa una decisione più sensata di questa, forse solo seconda a quella del mio periodo di maternità, in cui sono stata con lei tutto il suo primo anno di vita.
Ciò che è rimasto invariato rispetto alla nostra vita precedente è la follia che ci prende, la sera poco prima di dormire, in cui iniziamo a ballare, a fare i giocolieri con la musica a tutto volume, come qui!

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Ottobre

Ottobre si chiamerebbe, invece, Residenza consapevole.
Cat Stevens non suona più naturalmente, adesso sto ascoltando Nobody’s Diary di Yazoo, del 1983 (avevo l’età di Bibi). Questa canzone è veramente anni 80, il guizzo elettronico la rende però così clamorosamente attuale.
Dunque, retrocedendo verso Ottobre per riassumere le esperienze salienti, la prima cosa che mi salta in mente sono le piogge insistenti (il periodo maggio – ottobre è chiamato rainy season), le strade inondate, gli scooter quasi galleggianti e i miei cambi d’ abito continui perché, camminando per strada, venivo ripetutamente lavata dalle macchine che passavano. Da un momento all’ altro, sebbene il sole splendesse alto e luminosissimo, il cielo iniziava a piangere disperatamente.
Così, l’insegnamento che Ottobre mi ha portato è stato “metti sempre un ombrello in borsa e pazienza se non hai gli stivali di gomma”. Ed in aggiunta “se puoi evita di camminare sui marciapiedi, laddove presenti, quando l’acqua arriva alle ginocchia. Stai in casa e se proprio non puoi, prendi il taxi”. E se anche questa opzione non è possibile, “rassegnati ed aspetta”.
Pioggia a parte con relativa lezione di vita (di cui sopra), Ottobre ha consolidato la sensazione di benessere e leggerezza nel nostro vivere qui a Bangkok. E non è perché con il contratto che Luca ha grazie al lavoro abbiamo la fortuna di non pagare affitto e viviamo in una zona super moderna, quanto piuttosto grazie alla bellezza ed alla naturalezza del nostro adattamento che ci fanno sentire davvero residenti qui, integrati in toto e ben voluti dalle persone che ci circondano e che abbiamo la fortuna di incontrare.
In questo mese Bibi si è ammalata, 2 giorni di febbre e sicuramente, andando all’ asilo ricapiterà. Niente di serio ma qui, non avendo un pediatra di comunità, come si dice in Italia, siamo andati in ospedale, il Samitivej Hospital. Questo ospedale ha appena vinto il premio come miglior ospedale al mondo per stranieri, i servizi sono all’ avanguardia, le professionalità eccellenti, l’attenzione altissima e la cura (ma questo è nel cuore thai, in generale) davvero minuziosa. In ogni cosa. Nella hall c’ era persino il pianista che suonava il pianoforte a coda, una tale accoglienza non l’avevo mai vista nemmeno nelle puntate di Love Boat. Per Bibi è stato persino divertente andare in ospedale, nella zona di pediatria c’erano clowns ed una ragazza che faceva i palloncini per i bimbi malati che aspettavano le visite.
E la mente andava a tutti quei bimbi che questo genere di opportunità non le hanno, non possono nemmeno immaginarle in quanto la loro esperienza, pertanto il loro conoscibile, è molto lontano da fortune così. E guardavo Bibi, nelle mie tasche i pugni diventavano sempre più stretti mentre cercavo di non piangere con questo pensiero. Perché di bimbi meno fortunati qui, in Thailandia, ne vedi parecchi eppure, nonostante giochino sui rifiuti nelle zone più lontane dall’ euforia di questa nazione che cresce spudoratamente o non abbiamo alcun giocattolo, sono felici e lo capisci benissimo. Anche in questo caso, se scommettessi, vincerei!
Bibi è guarita naturalmente, le piogge sono diminuite ed è arrivato Antonio, un collega di Luca che ha passato a Bangkok 2 settimane. Antonio è nostro coetaneo, ha una compagna che ama moltissimo e la distrofia muscolare. Sì, a 38 anni, questo ragazzone alto, intelligente e curioso a volte sente dolore, non cammina sciolto ma, ugualmente, si ritiene un privilegiato dalla vita. È una persona molto interessante, piena di passioni, cibo e vino su tutte (è sommelier, ha una associazione culturale, sta aprendo un locale a Modena), molto addentrato nello studio dell’interazione dei vari alimenti e proprietà nutrizionali con relativi benefici.
Lo vedevo spesso in azienda (anche io lavoro nello stesso posto di Luca ed Antonio), mi chiedevo sempre chi fosse e ora, un pochino, lo so. La prima volta che ci siamo incontrati qui a Bangkok è stata in occasione della gita che abbiamo fatto a Bangsaen, 2 ore di macchina da dove viviamo. È una località sul mare, è un villaggio di pescatori dove non incontri anima occidentale. Solo thai, solo scimmie! E c’è un ristorante dove torniamo ancora spessissimo, con le finestre senza vetri con grandi affacci sul mare che ossigenano il respiro, ammiranti grandi barche di legno colorate. Poetico, essenziale, vero. Abbiamo portato Antonio a mangiare in questo posto e anche lui è stato felicissimo. Bibi era su di giri, abbiamo passato una delle giornate più belle da quando siamo qui. Il pranzo è stato eccezionale, pesce e prelibatezze seafood in stile thai, bevendo birra Singha e Sprite (quella che noi a Rimini chiamiamo bicicletta). Credo di averne bevuti 7/8 bicchieri, mi girava la testa e tutti ridevamo come matti, Bibi ci imitava senza sapere che l’alcool fa questo effetto e la sua bocca si spalancava come la nostra con risate sonorossissime.
E intanto scattavamo foto, Antonio con la sua mirrorless catturava momenti di una semplicità straziante per quanto bellissima. Dopo pranzo siamo andati in spiaggia, abbiamo comprato 2 stuoie dove poterci sedere e guardare il mare. Il mare a Bangsaen non è sensazionale, non è quello che trovi su Google Immagini quando scrivi mare Thailandia ma non ci importava, eravamo liberi, spensierati. Le persone ci guardavano divertite, anche questa volta eravamo gli unici occidentali, Bibi era in costume e voleva fare il bagno a tutti i costi mentre le facevano le foto. E così è andata, mentre Bibi faceva il bagno io ed Antonio ci siamo addentrati in una conversazione profonda, partendo dalla sua malattia, dalla morte di sua madre, per parlare della sua compagna, del desiderio di famiglia, della bellezza della lettura e dell’amore per la scrittura.
Entrambi condividiamo questo sentimento così Antonio mi ha chiesto se potesse leggermi dei pezzi che aveva scritto tempo fa. Io ho ascoltato, talvolta chiudendo gli occhi, cosa la sua mente e le sue dita avevano plasmato in occasioni disparate, da angoli diversi del mondo in cui si trovava in quel momento. E mi chiedevo se, dopo tutte quelle parole così sensate e ben scritte, le sue dita gli facessero male.
Antonio ha viaggiato tantissimo, davvero tanto e questo animo di chi cammina per non fermarsi mai lui ce l’ha. Bello presente. Nonostante la distrofia. Chi cammina non si ferma mai, ho sempre pensato. È vero.
Non fermarti mai Antonio, cammina perché lontano come te solo in pochi ci possono andare. Tutto è dentro. Ancora una volta torno lì.
Luca nel frattempo faceva il bagno con Bibi, li sentivamo ridere da lontano, ogni tanto lei diceva “mamma sono qui” e mi voltavo con gli occhi nel sole scoprendola saltare nell’ acqua come un pesce, con Luca che la sosteneva, quasi ai limiti della sopportazione dopo 40 minuti in acqua:) I hope you don’t mind that I put down in words How wonderful life is while you’re in the world…  suona adesso Your Song in cuffia. Com’ è vera questa frase, è per te Bibi.
Dopo il mare, con calma, ci siamo rimessi in macchina per tornare a Bangkok; eravamo stanchi ma davvero soddisfatti della giornata trascorsa insieme. Alle 18 era già buio e sembrava molto tardi mentre l’autostrada brillava tra i fari delle macchine e le gigantografie di King Rama IX che, come se fossero state regalate al cielo, si manifestavano come una manciata di stelle nel blu della notte. Era stato tutto molto semplice e poetico quel sabato, persino la Singha con la Sprite.
Un’ altra bellissima tappa di mare che abbiamo fatto ad ottobre è stata Sattahip, a circa due ore e mezza da Bangkok. L’ angolo più bello al tramonto l’ho visto proprio qui: da un ramo di un albero si scioglievano le corde di una altalena affacciata sul mare dove è salita Bibi e dove abbiamo scattato una delle sue foto più romantiche. Il sorriso di Bibi in quel momento era la ciliegina sulla torta di una giornata stupenda “fuori porta”.
Unico neo, se proprio vogliamo trovarne uno, il trasferimento dal parcheggio dove abbiamo lasciato la macchina alla spiaggia. Perché la spiaggia non si può raggiungere in macchina, ma solo con pick up taxi dove stipano gli esseri umani (con tanto di secchielli, borse, salvagenti, cibo e stuoie) fino all’ orlo così che l’ultimo malcapitato (cioè io e Luca di fronte a me) praticamente sembra che faccia il viaggio attaccato per un capello ed ogni dosso, buco, noce di cocco sulla strada è una minaccia (seria!) alla vita!
Io non parlavo, Luca sudava come un matto dalla tensione e Bibi, per ingannare l’ empasse cantava Five little monkeys in loop, per 10 minuti buoni (se volete testarne la pesantezza, cliccate qui). E 10 minuti così sono tantissimi.
Giovedì 26 ottobre, in occasione della celebrazione per il Re, King Rama IX ad un anno esatto dalla sua morte (festa nazionale importantissima, tutti vestiti a lutto) siamo andati a visitare Lopburi, città a circa 150 Km a nord di Bangkok (https://it.wikipedia.org/wiki/Lopburi).
Abbiamo visitato i templi della città (sotto le foto) camminando in mezzo alle scimmie e ai thailandesi vestiti di nero che pregavano e potevi vedere nel loro volto la disperazione per la morte del loro amatissimo Re che per 70 anni aveva guidato il paese, con la sua mente brillante, sveglia, empatica ed ambiziosa.
Lui e la sua sposa, la regina Sirikit, sono considerati ufficialmente i genitori dei Thailandesi, in occasione del loro compleanno (rispettivamente il 5 Dicembre ed il 12 Agosto) si celebrano la festa del papà e la festa della mamma (Venerato ed inviolabile Bhumibol Adulyadej).
Lopburi per me ha meritato per i templi e i complessi monumentali in cui ci siamo addentrarti ma la città in sé è insignificante. Le scimmie lì sono moleste, non puoi girare con giocattoli, cibi o oggetti colorati perché provano a rubarteli pertanto bisogna avere veramente mille occhi ed orecchie ben funzionanti. È stato divertente passare sotto i balconi e le tettoie invase dalle scimmie; sono animali davvero curiosi, intelligenti, ho persino scoperto che ridono tra di loro come matte. Incredibile vero?
La cosa che però mi ha colpito di più di questi animali così buffi e dannatamente umani è stata quando le ho viste sbucciare le banane. Noi siamo uguali a loro, siamo delle scimmie:).
Ora Tracy Chapman canta Give me one reason, stupenda.
La musica è assolutamente significativa e vitale per me, da sempre. E mentre ricapitolo gli eventi salienti di questi mesi, il pensiero della musica mi riporta a quando ero piccola e mio padre portava me e mio fratello Max in radio. Lui lavorava lì e ricordo ancora la gigantografia di Grace Jones su una delle pareti che ovattavano ogni nota, le centinaia di vinili ed il profumo dei microfoni shure con le spugne colorate.
Questo ricordo mi accompagna sempre, in ogni canzone che sento, in ogni valore musicale che provo ad indovinare.
Proseguendo con Ottobre, un’altra serata da ricordare è stata quella trascorsa con Luca allo Sirocco Sky Bar at Lebua Hotel (linkvisto in diversi film e decantato come uno degli Sky Bar più belli al mondo, sicuramente il più alto del globo. La vista su Bangkok è sicuramente mozzafiato dal 63esimo piano, il locale è maestoso nella sua architettura, il dress code è d’ obbligo (più o meno) ed il servizio è attento sebbene, dalla prima occhiata al menù, avessimo capito che ci avrebbero spennati da lì a 5 minuti massimo.
E così è stato, pertanto con questa consapevolezza in testa e 70 euro in meno in tasca (si, esattamente: un pinot grigio, un cocktail, 4 tartine al salmone sono costate così), ci siamo goduti il panorama, le stelle, l’aria a 2 gradi in meno del solito e abbiamo riso. Tanto!
Ma ripetevo a me stessa e a Luca quanto mi piacesse molto di più la Thailandia dello street food, delle ciabatte Adda, del saluto Wai (a mani congiunte) e dei Sawasdee kha e Sawasdee Khrap. Anche se dopo 10 minuti io avrei già alzato i tacchi (letteralmente, quella sera li ho messi), siamo rimasti lì a conversare in leggerezza. È stata la prima sera che io e Luca siamo usciti senza Bibi: lei era rimasta a casa con Ae, una baby sitter a chiamata che abbiamo trovato grazie a Toy (è sua cugina) che ha sempre fatto questo lavoro e parla un inglese perfetto perché lavora da anni con famiglie americane.
Bibi naturalmente non era felicissima di rimanere a casa e ha aspettato che tornassimo (presto) per andare a letto (è stata seduta sul divano a guardare la porta con una manciata di lacrime inchiodate sulle guance, dicendo “mamma, tonna”). Quando siamo rientrati mi è saltata addosso con un sorriso magnifico, mi ha preso la mano e mi ha detto “andiamo a nanna adesso, good night Ae”. Ae, nonostante Bibi mi avesse chiamata tutta la sera, aveva già fatto breccia nel suo cuore. A Bibi Ae piace moltissimo, lei è una ragazza molto carina, delicata, sorridente e dolcissima.
Ora Bibi è felice quando viene (in media una volta ogni 10/15 giorni), le riempie la faccia di stickers e giocano come matte. Anche in questo rapporto con Ae siamo stati fortunati, e lei, proprio come Toy, rappresenta la nostra Thailandia ed è dentro l’autenticità delle nostre Ore Thailandesi.
Ottobre si è chiuso con la festa di Halloween alla scuola di Bibi ed essendo una scuola inglese questa celebrazione è stata da manuale. Bibi era vestita da ballerina dark, tutù nero, ballerine nere ed un bel ragno disegnato da me ancora ad occhi chiusi alle 7 del mattino sul suo polso cicciottello. Era fantastica!!
Il 31 Ottobre, nel profondo dei nostri 2 mesi Thailandesi, eravamo ufficialmente ed autenticamente residenti:).

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Novembre

Novembre si chiamerebbe, infine, La vita qui.
Vita nel senso di esistenza e non di mero passaggio in una terra lontana 9000 km (per rotta aerea) in profondità dalle nostre radici. Nel frattempo rimango su Tracy Chapman, Change.
Questo mese è stato bello ricco di avvenimenti ed esperienze memorabili, prima su tutte la visita di Laura e Fabio, rispettivamente sorella di Luca e fidanzato, che seppur sia stata breve (5 giorni) è stata infarcita di escursioni, cibo, scoperte, giochi, serate, mercati galleggianti, Loi Krathong, cibo italiano portato da Modena e ancora una volta pesce a BangSaen.
Certo, non dimenticando lo shopping compulsivo la domenica prima di partire al Platinum (settepianidinegozipertuttiigusti – da scrivere tutto attaccato!).
Laura e Fabio sono stati decisamente eroici, sono arrivati alle 6 del mattino del 1 Novembre, Luca è andato a prenderli in aeroporto e, una volta a Bangkok, per non disturbare me e Bibi che ci stavamo preparando per andare a scuola, sono andati a prendere un caffè da BrainWake per poi nascondersi dietro le aiuole di Soi 33 per vederci passare in tuk tuk, direzione First Step School.
Questa cosa, quando me l’hanno raccontata, mi ha aperto il cuore. Apparentemente banale, per me è stata fantastica. Dopo aver lasciato Bibi a scuola sono tornata a casa a piedi e li ho trovati tutti seduti sul divano, felici, sorridenti, con un Kg di Parmigiano e 100 cialde del caffè già posizionati a dovere. È stato bellissimo vederli lì, a casa, abbracciarli e sentirsi su di giri per i giorni che avremmo passato insieme.
Io, qualche giorno prima, avevo preparato la loro stanza mettendo tutti gli asciugamani arrotolati stile B&B, le lenzuola stirate a puntino da Toy e facendo loro spazio negli armadi in modo che potessero sistemare i loro vestiti comodamente. In tempo quasi zero, si sono fatti una doccia e si sono preparati per uscire tutti insieme direzione MBK (http://www.mbk-center.co.th) per fare i primi acquisti della vacanza (trattative sfrenate e noi così logorroici da sfinire i venditori).
Siamo stati al MBK fino all’ ora di pranzo, poi io ho preso la BTS per tornare a Prong Pho e camminare fino a Soi 31 per andare all’ asilo dove Bibi sarebbe uscita da lì a poco.
Bibi era felice di vedermi, siamo tornate a casa e, come ogni pomeriggio, lei ha dormito un paio di ore. Laura, Fabio e Luca erano ancora in giro alle 17 quando Bibi si è svegliata, nel frattempo erano andati a fare le SIM thai così io abbiamo giocato in caso ed aspettato che tornassero.
Quando sono entrati in casa Bibi aveva l’espressione di chi è davvero molto felice ma non ti do la soddisfazione di fartelo vedere nemmeno per sogno! Ha resistito 3 minuti poi ha spalancato la bocca come sempre e ha dato il benvenuto alla sua zia Lalla e a Fabio.
Nel frattempo la loro stanchezza era diventata palese così abbiamo deciso di cenare presto (Food Panda spesso ti salva la vita… poi scriverò bene anche di questo – https://www.foodpanda.co.th) ed andare a letto subito dopo. Laura e Fabio sono stati davvero brillanti, si sono immediatamente adattati al nuovo bioritmo seguendone il corso e l’orario, sebbene, il primo giorno, avessimo sorpreso Fabio addormentarsi al tavolo di un caffè (scorrere giù per credere!).
Il Jet Lag aveva appena perso. 12 ore di sonno per loro, meritatissime.
Per il giorno dopo avevo organizzato per loro una gita al Palazzo Reale (link qui) meta da non mancare assolutamente una volta a Bangkok) e la visita al Buddha di Smeraldo (link qui). Questa gita prevedeva per loro un transfer da e per un punto di raccolta ed una guida, ma di certo non annoverava la presenza di due signore cinesi moleste e piuttosto snob che parlavano sempre e non volevano rispettare le regole per poter visitare i templi ed il palazzo del Re, in primis quella di non avere spalle e gambe scoperte. Abbiamo riso tantissimo con i loro racconti. Mi sembravano felici quando sono tornati a casa, signore cinesi a parte. La sera è tornata Ae, noi 4 siamo andati a cena da Audrey (link qui), un ristorante molto carino in stile chabby chic, con un menù fusion ed internazionale. Siamo stati molto bene, abbiamo preso anche del vino bianco per celebrare quella serata, e poi allegri siamo andati a vedere un altro Sky Bar, il Vertigo & Moon Bar (link). Se dovessi descrivere la sensazione una volta arrivati lì direi insofferenza.
Bel posto, panorama grandioso ma forse non eravamo così desiderosi di passarci il resto della serata. Abbiamo fatto delle foto, ci siamo affacciati dai vari balconcini sospesi al 61esimo piano per guardare giù l’apparentemente microscopica metropoli brulicante di vita, ed anche in questo caso, ma senza spennatta, abbiamo alzato i tacchi (più bassi della volta precedente) e siamo tornati verso casa. Meriterebbe una piccola descrizione il taxi con relativo autista che abbiamo preso dal Vertigo.
Era una Toyota Altis versione racing: alettoni, tamarra a tal punto da strappare risate continue, il taxista era quasi steso tanto era reclinato il suo seggiolino che mi toccava le ginocchia. Il viaggio verso Soi 39 è stato esilarante. Per la modica cifra di 80 Baht (poco più di 2 Euro).
Noi siamo tornati da Bibi che, esattamente come la volta precedente, aveva le lacrime inchiodate sulle guance e mi aspettava sul divano con Ae che aveva l’espressione desolata e dispiaciuta. Mi ha stretta fortissimo e mi ha detto, ancora una volta, “mamma andiamo a letto adesso”. E così abbiamo fatto, mentre Laura e Fabio sono andati in giro per Soi 33 a bere qualcosa e a scoprire un po’ di più della vita notturna di Bangkok, nel cuore di Sukhumvit Road. Il terzo giorno è stato stupendo, il 3 Novembre in Thailandia si celebrava il Loi Krathong (link qui) pertanto ovunque si potevano trovare decorazioni, cestini di fiori e foglie di banane che da lì a poco sarebbero stati abbandonati nel fiume con una preghiera ed una candela accesa.
Il nostro programma prevedeva gita ad Amphawa (link qui), Floating Market e Train Market. Siamo partiti in macchina, in poco meno di 2 ore siamo attivati e la prima cosa che abbiamo visitato è stato il mercato sulle rotaie della linea ferroviaria, detto anche Risky Market (giustamente) in quanto il treno giallo sfiora letteralmente tutti i prodotti in vendita (pesce, carne, giocattoli, parei, bibite, frutta e verdura) esposti a terra. L’ esperienza merita, è sensazionale vedere il treno che attraversa lento una quotidianità per noi impensabile, avulsa da ogni possibile regola di sicurezza.
Eppure lì, nonostante il suo secondo nome (Risky Market), non è mai successo nulla di strano: i treni sono annunciati sempre in anticipo di modo che le persone possano posizionarsi ai lati dei binari o a ridosso dei negozi “veri” sulla strada. Allego il video perché descrive pienamente una dinamica impensabile per noi (video).
Il mercato galleggiante di Amphawa è carino, non immenso, ma sicuramente merita di essere visitato, rigorosamente da una barca. Noi 5 abbiamo preso una imbarcazione di legno e con il nostro skipper, un signore anziano di forse 80 anni (o forse 50 ma portati talmente male da dimostrarne 80) e 1 solo dente in tutta l’ arcata dentaria, abbiamo circumnavigato il fiume, fermandoci per fare foto laddove spiccavano Buddha d’ oro nel cielo, uccelli bianchi bellissimi che galleggiavano tra le fronde degli alberi riverse in acqua, resort con i tetti di paglia e soprattutto barche che vendevano pesce, prodotti locali, tè, circondati da locali galleggianti arredati semplicemente e con cuscini coloratissimi.
La gita in barca è stata fantastica, Bibi si è divertita tantissimo.
E, ancora una volta, pensavo alla sua occasione di vita, alla fortuna che ha di vivere un’esperienza così incredibile e a come tutta questa meraviglia nei suoi occhi, un domani, diventerà parte del suo nucleo. Irrinunciabile profondità del buio. Positivamente. Hotel California, Eagles.
La sera eravamo molto stanchi dopo una giornata del genere ma siamo usciti ancora a cena con Laura e Fabio, lasciando Bibi con Ae per la seconda sera di seguito. Siamo andati a cena vicino a casa a Le Cochon Blanc Live BBQ (link qui), ristorante wow e qualitativamente meritevole di lode per prodotti serviti (dalla carne, al pesce, all’ offerta di molteplici gusti e vini) e location.
Dopo cena io e Luca siamo tornati a casa da Bibi (più tranquilla questa volta) mentre Laura e Fabio sono andati in giro ad Asoke e a vedere il rinomatissimo Soi Cowboy con i suoi tantissimi GoGo Bars e ragazze bellissime (ma dalla dubbia professione, non dico professionalità!) che invitano gli uomini a “bere qualcosa”.
Sabato, il giorno dopo, siamo andati a BangSaen: tappe obbligate sono state gli stalls delle banane per nutrire le centinaia di scimmie che ti saltano sulla macchina e il pranzo al nostro ristorante preferito. Giornata stupenda, relax ed ottimo cibo. Anche questa volta non sono mancati gli otto bicchieri di Singha e Sprite! E anche questa volta, esattamente come tutte le precedenti, l’ aria ossigenata e marina accarezzava le nostre conversazioni, e ci siamo regalati l’ affaccio migliore, scegliendo un tavolo che sembrava sfiorare l’ acqua, lì attraverso gli infissi senza vetrate.
E ad un passo da una scimmia curiosa che si arrampicava speranzosa di ricevere cibo. La sera io e Luca siamo rimasti a casa con Bibi, Laura e Fabio sono usciti. Ci hanno raccontato di aver bevuto due ottimi Gin Tonic per strada e forse anche qualcos’altro (non ne dubito!!) che non ricordo. Laura e Fabio mi sembravano felici, noi lo eravamo. Tantissimo! L’ ultimo giorno, domenica, è stato dedicato in toto allo shopping pre partenza. T-Shirt, braccialetti, collane, giacche di felpa, cavetti per ricaricare il cellulare, cover sono stati stipati dentro le borse e nel giro di 24 ore sarebbero stati consegnati ai fortunati destinatari. Perché è andata proprio cosi, domenica sera (quasi lunedì mattina) Laura e Fabio sono partiti di notte e, grazie al fuso orario, quello stesso giorno ogni regalo è stato donato a chi di dovere.
Il tutto mentre la valigia era stata completamente svuotata e le lavatrici macinavano ricordi thailandesi. Impressionante!. Sono stati 5 giorni bellissimi, pieni, e credo che poche persone in così poco tempo a Bangkok abbiamo visto le cose che hanno potuto vedere loro, facendo addirittura 2 gite fuori porta.
Il tempo era prezioso ed è stato pertanto vissuto nel suo massimo rispetto e possibile organizzazione.
E nel mentre Novembre si evolveva facendoci sentire davvero qui e non altrove, portandoci ad allargare le nostre conoscenze grazie ad amici italiani che abitano nel nostro condo (un inglese, una koreana e 2 americani), organizzando un BBQ proprio dove viviamo noi, al 7mo piano, a bordo piscina.
Allego una foto di noi ragazze dopo qualche bicchiere di prosecco, gentilmente offerto da Federica, la ragazza italiana (di Venezia) che però in Italia non tornerà più (prima ha vissuto con la sua famiglia a Singapore).
Le ultime 2 esperienze significative e di scoperta di Novembre sono state il weekend sull’ Isola di Ko Samet (https://www.lonelyplanet.com/thailand/rayong-province/ko-samet) e la colazione con Apiwat, un nonno thai conosciuto all’ asilo mentre aspettavo Bibi e lui le sue nipotine, due gemelle di cui una, incredibilmente, si chiama Bianca (unitamente ad un secondo nome thai che non ricordo).
Questo ha dell’impossibile ma andiamo con ordine.
Ko Samet è un’isola bellissima a 3 ore di macchina da Bangkok e 10 o 40 minuti di nave, dipende se prendi quella veloce o quella lenta. Noi siamo partiti da Bangkok verso le 14.30 di pomeriggio di un venerdì piuttosto trafficato e congestionato di scooter su Sukhumvit Road, pertanto, per tutto il viaggio, abbiamo incrociato le dita sperando di riuscire a prendere l’ultima barca delle 18 per raggiungere l’isola. Siamo arrivati a Rayong alle 17:55, abbiamo fatto i biglietti ed un pick up taxi ci ha caricati per portarci al pier da dove sarebbe partita la nave.
Sopresa!!!!! La nave si era già allontana dal suo attracco carica di persone e noi, con un trolley, uno zaino ed una borsa grande dove avevamo messo il vasino di Bibi ed i giochi del mare, increduli eravamo già on line su Booking.com per trovare un posto dove passare la notte. “Stooooooop” sentiamo vibrare in aria. Un ragazzo piuttosto aitante con la sola forza delle sue gambe è saltato su una barca vuota vicina a quella che avremmo dovuto prendere, ha chiamato i rinforzi e, in bilico sulle 2 navi (un piede su una e l’altro sull’ altra) ci ha aiutati a salire… in mezzo il mare si vedeva benissimo, non ho avuto la lucidità di realizzare quanti cm distanziassero le due navi ma, sforzandomi un attimo adesso, direi non meno di 80 cm/ 1 mt.
Una minima esitazione, incertezza o mancanza di equilibrio sarebbe stata letale. Bibi, proprio come un pacco di Amazon, è stata consegnata alla barca sana e salva, io e Luca, come fuggitivi con il bottino, siamo saltati su (sudando non poco per l’agitazione ed il peso dei bagagli) in anticipo sullo stupore di tutte le persone che ci stavano fissando, comodamente accomodate sui seggiolini ed ammiranti il mare al tramonto.
Ce l’avevamo fatta, il tramonto sarebbe stato anche nostro e vi assicuro che il cielo infuocato di nubi quell’ attimo prima che il sole vada a dormire è uno spettacolo imperdibile. E stare seduti all’ aperto sul retro della barca, con l’aria pulita che ti sfiora i pensieri è stato molto rilassante.
Le nostre dita, ancora incrociate nella preghiera “fammi arrivare in tempo per prendere l’ultima barca” si sono sciolte insieme alla tensione. In circa 40 minuti siamo arrivati sull’ isola, 10 pick up taxi erano già in pole position per caricare i pellegrini e portarli nei loro resort.
Dopo 5 minuti dal nostro arrivo sull’ isola, eravamo già al Larissa beach resort (un insieme di bungalow arredati semplicemente ma molto carini, puliti, tutti con il loro balconcino affacciato sulle viuzze che lo compongono ed il salottino esterno di legno avvolto nel fumo dell’incenso alla citronella per allontanare i mosquitos). Dal balconcino la vista più bella era quella sul mare e sulle rocce che, adagiate apparentemente in maniera disordinata e disuniforme, mi facevano pensare “grazie natura bellissima per entrare nei miei occhi”, laddove poco più in là, ancora una volta come a SattaHip, da un albero altissimo scendeva un’altalena che sembrava regalare i sogni al mare, in movimento. Grazie Luca per aver organizzato questo weekend, non potevamo morire saltando sulla barca già partita. Non questa volta!
Il nostro weekend è stato bellissimo, abbiamo fatto bagni memorabili e lunghissimi (come non facevo dagli anni ’80, quando a Rimini c’era l’altalena della Coca Cola a riva), abbiamo sempre mangiato sulla spiaggia, a pranzo o al tramonto, la Bibi ha giocato con alcuni bimbi figli dei proprietari dei bar/ ristoranti in cui siamo stati (facendo la spola tra la camera in cui c’era il suo vasino e la spiaggia… ha bevuto molto Bibi in quei giorni, con il caldo…!) e, ancora una volta, in maniera del tutto naturale, siamo andati alla ricerca della verità, della vita thai, poco turistica.
Non è un vezzo, non è snobismo, è semplicemente un modo di essere curiosi per ciò che è diverso, non conosciuto. Il mondo cui appartengo, sebbene presenti infinite finestre di mistero, di incomprensibile, di bellezza o di crudeltà, non è la mia confort zone.
Ciò che non so, ciò che non ho mai visto e nemmeno provato ad immaginare è, ad oggi, la mia spinta nel vivere le mie ore thailandesi. E proprio perché non ho paura del diverso, perché non sono abitudinaria e conservatrice ogni mattina mi sveglio sentendomi sempre più residente qui, consapevolmente in essere in Thailandia. Come ho scritto, questo non è un mero passaggio. Ciao Ko Samet, a presto (effettivamente ci siamo ritornati per 4 giorni 1 settimana fa, in occasione della festività del compleanno di King Rama IX, padre di tutti i thailandesi)!
Capitolo Apiwat, nonno thailandese conosciuto a scuola.
A novembre Bibi stava iniziando il suo 3 mese di asilo e da qualche settimana vedevo spesso un signore piuttosto carino, elegante, con una bellissima montatura di occhiali da vista dorata e decisamente vintage, cosi come il suo orologio al polso destro, che mi sorrideva sempre e mi chiedeva “Hi, How are you today?”.
Le domande banali, che spesso suonano di circostanza, in questo caso sono state foriere di occasioni empatiche, conversazioni interessanti e persino di una colazione da Brainwake. Andiamo con ordine, come dico sempre.
Apiwat andava e va a scuola spesso a prendere le sue nipotine gemelle, più grandi di Bibi di un paio di anni e, caso incredibile, una delle due si chiama Bianca. Come è possibile che una bimba 100% thai si chiami cosi? E ancora, come è possibile che la sua sorella gemella si chiami Bonita? Porca miseria, questa informazione mi ha mandata in fibrillazione così abbiamo incominciato a parlare, prima delle nostre bambine, poi di noi, dell’Italia, della Thailandia e di King Rama IX.
Mi ha molto incuriosita anche il fatto che Apiwat parlasse benissimo inglese e nei vari pomeriggi in cui ci incrociavamo a scuola continuavo a fargli domande e ho scoperto che ha lavorato 30 anni per il Governo Thai, viaggiando spessissimo a New York e studiando anche a Seattle.
Apiwat aveva catturato tutta la mia attenzione, mi piaceva troppo questo signore dal sorriso gigante, dall’eleganza così educata e sincera così che l’ho invitato per una colazione qualche giorno dopo. Era così felice quando gli ho detto “perché non ci prendiamo un caffè una mattina dopo aver lasciato le bimbe a scuola?”!
Le due ore che abbiamo passato insieme sono state semplici, naturali sebbene ci dividessero 35 anni, 9.000 Km, gusti alimentari, religione e prospettiva di vita.
Apiwat è un uomo eccezionale!
Apiwat ama sua moglie, ama la sua famiglia e la Thailandia con devozione e sincerità. Più volte mi ha raccontato di sua moglie, di sua figlia che fa la maestra (ecco perché lui va spesso a prendere le gemelline, la loro mamma lavora a diversi Km da casa e spesso torna tardi) avanzando progetti di rivederci tutti insieme, per fare giocare le bimbe, per stringere una possibile amicizia che non sarà altro che il germoglio di un seme interrato dentro, nel profondo, nella gemma delle nostre pance.
Ho incontrato Apiwat anche nei giorni a seguire la nostra colazione e quel “Hi, how are you today?” è diventato “Hi Gy, how are you today?”.
Ci sono incontri che accorciano le distanze, che contribuiscono all’ ottenimento di quella sensazione di residenza che ho citato spesso in queste pagine e si finisce col pensare, con ragionevole certezza, che si può vivere ovunque. La tua pancia la porti con te.
Ovunque tu vada.

Ed ora, welcome Dicembre (qua in grande atmosfera natalizia, come si evince dalle ultime foto)!!!

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Sawasdee Kha,

Gy                                                                          

Un commento Aggiungi il tuo

  1. Loretta Braschi ha detto:

    Cara Giorgia sto leggendo i tuoi pensieri.. Sono commossa e felice di sapervi così entusiasti e immersi con gioia e curiosità in questa nuova realtà. Vedere le vostre bellissime foto e Bibi così in forma mi da una grande gioia. GRAZIE

    "Mi piace"

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