ESPERIENZE ORGANICHE

Sawasdee Kha,

Sono le 9.04 di giovedì 25 gennaio e come sempre mi trovo alla Japanese Library, al decimo piano della Serm Mit Tower, Asoke. Le note che mi accompagnano in questa mattina avvolta dalla nube grigia ed inquinata sono quelle di John Wayne Gacy Jr, Sufjan Stevens. Questo artista mi è stato presentato anni fa da un mio collega con cui, per anni, ho condiviso molto oltre alle note. L’album era Illinois, del 2005. Lui si chiama Francesco, è di Parma e sicuramente, sebbene non ci sentiamo e vediamo da tempo, rimane nel novero delle persone significative della mia vita. In termini di condivisione, scoperte intellettuali e risate è ai primi posti della manciata di nomi che pronuncerei alla domanda “ma chi sono per te le persone più originali che hai mai conosciuto”? Mi faceva ammazzare dalle risate quando, in ufficio o in pausa caffè, imitava le galline che continuano a correre dopo essere state decapitate! Ci sono solo io ora in biblioteca, posso concedermi una risata vera! Lui me le ha sempre strappate. Ricordo che in alcuni momenti difficili che ho attraversato la sua offerta di supporto, presenza ed ospitalità sono stati come l’abbraccio sincero e fraterno di chi, senza ombra di dubbio, ti vuole bene. Per ciò che sei, vedendo limpidamente tutto quello che sei. Ho sentito Francesco prima di partire per Bangkok, ricordo che gli mandai una email a fine luglio quando stavano lasciando la nostra casa di Formigine: scrivevo sul tavolo della cucina, intorno a me solo scatoloni pieni di cose da mettere in stand by fino alla prossima avventura e l’eco della mie parole, in una casa completamente svuotata di ogni possibile barriera sonora. Spero che Francesco possa leggere questo ammasso di ricordi e portare con sé la mia gratitudune, per sempre. E ripensando a quegli istanti di dipartita, anzi di addio dato che a Formigine non abiteremo più e che Via Berlinguer 35 non è più la mia residenza mi vengono in mente anche le persone che hanno comprato i nostri mobili: librerie, credenze, divano, la poltroncina dove ho allattato Bibi per 14 mesi, il letto, armadi… Tutte persone per bene che, in una qualche maniera, venendo a smontare tutto personalmente e a caricarlo chi in macchina chi in un furgoncino noleggiato, hanno passato con noi del tempo in cui abbiamo conversato, bevuto il caffè, condiviso quel pizzico di dispiacere nostalgico che si concretizzava man mano che i nostri mobili perdevano la forma tridimensionale. Geometricamente è persino possibile raccontare la nostalgia. A Formigine è nata Bibi, e prima ancora di Bibi io e Luca abbiamo avuto l’occasione di vivere in uno spazio dove respirare era possibile: la casa precedente di Modena era così piccola che soffocare era garantito anche se, nonostante le sue dimensioni, molto spesso abbiamo invitato i nostri amici di Rimini e non per mangiare insieme, cucinare le tigelle o fare colazione con i miei imbattibili cappuccini! E pensando a quelle case, a quei momenti mi viene in mente anche la mia amica Carolina: anche lei è nella manciata di persone sopracitate. Mi manca moltissimo. Così come la sua impulsività eccezionale. La vita condivisa con lei e la profondità delle esperienze che abbiamo vissuto insieme, come le gioie o le perdite incolmabili, mi fanno sentire tantissimo la sua mancanza. In questo momento mi viene in mente quando, a fine ottobre 2014 mi portò ad Abano Terme: ero incinta di quasi 8 mesi, pancia importante ma tanta energia ancora da vendere (ancora per poco). Ricordo che, nonostante la possibilità di stare nella SPA dell’ hotel tutto il tempo che volevamo, abbiamo resistito un paio d’ore e poi siamo scappate per andare a visitare Padova. È stato un weekend bellissimo quello, ci siamo divertite tantissimo, ho ancora presente la luce di quel sabato ormai lontano. Eravamo noi, felici e nella pancia c’era la piccola Bibi. Luca in quei giorni stava montando l’armadio nella camerina di Bibi e mi mandava le foto, pezzo per pezzo, pannello su pannello. E con lui c’era Stefano, il nostro amico che chiamiamo Tap. L’unico ed originale Tap. E siamo già a 3 nella manciata:) Detto ciò, come Giovannino Perdigiorno (libro stupendo di Gianni Rodari che sto leggendo in questo periodo a Bibi), torno nel paese degli uomini che sorridono. Bangkok da 2 giorni è a livello di 175 in termini di inquinamento: è un evento raro ma pare che ci sia un allerta in corso che ha portato il Governo ad invitare le persone a stare in casa più tempo possibile. O ad indossare la mascherina, cosa che stamattina io, Luca e Bibi abbiamo rispettato pedissequamente. Io e Bibi abbiamo preso il solito tuc tuc alle 8.20 e, come banditi asiatici in mascherina bianca e rosa, siamo andati alla conquista di una Soi 31 trafficatissima; Luca ha preferito camminare chiuso ermeticamente dal naso in giù. Qua non è bizzarro o insolito indossare le mascherine, anzi è un comportamento che condivido anche in caso di influenza, tosse ecc… in Asia la mascherina è presente negli armadi e nelle dispense delle persone così come le mutande o il dentifricio! In questo momento sta entrando in Biblioteca un signore molto anziano, giapponese. Sta sbuffano, rovistando nervosamente nella sua borsa di cotone beige. Eccolo, si è accomodato, si è tolto le scarpe e, in anticipo sul mio stupore, ha messo le gambe sulla poltrona di fronte a lui. Sfacciato per essere giapponese, mi piace. E ha sbadigliato senza coprirsi la bocca: che non sia giapponese? Questi momenti, osservare queste dinamiche mi diverte sempre tantissimo. Mi piace quando il mio viso si compone a sorriso, così, inaspettatamente. Sto contando i giorni che mi separano dall’arrivo di Kuba, non vedo l’ora. E ho pensato che nelle cose che vorrei fare con lui non devo dimenticare Ayutthaya (link qui). Ho grandi aspettative su questo posto, globalmente riconosciuto come da non perdere. E l’idea di andarci con Kuba mi rende impaziente. E poi vorrei portalo anche al Chatuchak market (tra i mercati più grandi al mondo), vorrei comprare i piatti thai bianchi e blu e magari andare a vedere il negozio di occhiali artigianali dove io ho preso i miei esagonali. Pezzi rari, disegnati da un artista giapponese che ha sposato una signora thai davvero singolare e stilosa (Anna Galleries’ s, section 6 067-068 Soi 59/ 2). E anche l’acquisto di quella montatura, che oggi indosso ogni giorno, era stato un momento esilarante e simpatico in questa già mia adorata Bangkok. Con l’arrivo del mio amico polacco, arriverà Preeya, la signora che sostituirà Toy dal 1 febbraio. L’ho invitata a casa per un caffè lunedì pomeriggio, giorno in cui normalmente c’è anche in Toy in modo che potessimo parlare tutte vis a vis, senza incomprensioni e fare un piano di lavoro. È andato tutto bene, abbiamo passato insieme un’ora e mezza in cui le ho preparato il caffè, abbiamo raggiunto un accordo, parlato dell’Italia e delle sue esperienze lavorative persino in Germania e Korea e giocato con Bibi che voleva a tutti i costi conoscerla. Alle 16.30 Preeya aveva trovato due lavori, non solo quello con noi: persino Toy, considerata la sua situazione che la porterà a Surin per curare la madre e quindi a lasciare tutte le sue attività, le ha proposto una seconda occupazione. Bingo! Peeya non poteva essere più felice. Lei che è una mamma single con una figlia adolescente e che vuole impiegare tutto il tempo che ha possibilmente lavorando. Spero che si trovi bene con noi. Scriverò di lei man mano che ci conosceremo. Toy, però, mi mancherà tantissimo. Ieri ci ha portato il mango che coltiva sua mamma a Surin. Sì, Toy mi mancherà davvero perché nelle sue piccole cose, nel suo quotidiano 100% thai, lei è meravigliosa. Continuando nella condivisione delle cose nuove che abbiamo sperimentato è visto, vi racconto dello scorso weekend. Pensavo da tempo di fare un regalo artistico a Bibi perché 2 settimane fa ha iniziato ad andare a danza classica e per inaugurare questa nuova stagione per lei mi era balenato in mente di portarla a teatro a vedere uno spettacolo. Non avevo l’ambizione di trovare uno show de Le Cinque du Soleil, imperdibile dal mio punto di vista, ma qualcosa che potesse farla sognare e proiettare su altre dimensioni. Cercando on line mi sono imbattuta nel Siam NiramitTheatre, uno spettacolo che ad oggi è al primo posto nelle classifiche dei migliori show da vedere qui, e che a forza di repliche incessanti e quotidiane ogni giorno è diventato lo spettacolo più visto del sud est asiatico (link qui). Dunque, ho comprato i biglietti: comprendevano la possibilità di entrare alle 17 per il pre show, una cena a buffet e le poltrone nella fila centrale. Abbiamo raggiunto il teatro in taxi, da casa nostra ci abbiamo impiegato circa 20 minuti e siamo riusciti ad arrivare per le 17. Arrivati lì, la prima cosa che ho intravisto tra le già tante persone presenti, personale vestito con costumi tradizionali e tante corriere che trasportavano turisti è stata la proboscide di un elefante. Bibi ovviamente ne era felice, chissà cosa ci aspettava da lì alle 20, orario dell’inizio dello spettacolo. Avendo prenotato tutto on line la procedura per entrare è stata rapida così che dopo nemmeno 5 minuti eravamo dentro il villaggio thai. Un vero e proprio villaggio, una rievocazione a 360 gradi delle tradizioni thai, in tutti i suoi punti cardinali, in ogni imperdibile scorcio. Usi e costumi rivissuti per noi curiosi e per i turisti, dove però imperavano le tip box ad ogni angolo (cassette per le offerte). Se volevi fare una foto con l’elefante, con i musicisti, con chi srotolava i fili della seta e ti mostrava il baco nero dentro, con il re e la regina, con chi dipingeva batik, con chi preparava il Kao Mao o il Kanom Krok (dolcetto thai e coconut pudding) non potevi non lasciare l’offerta. Tutto era curatissimo, i costumi erano bellissimi e ogni angolo riproposto dell’ antica Thailandia era davvero interessante ma le offerte proprio stonavano perché un momento prima ammiravi e salutavi gli artisti poi dopo 1 secondo già pensavi a dover mettere la mano al portafoglio. Questo aspetto così come gli elefanti usati ad attrazione turistica non mi sono piaciuti. Certo, è carino dare i cetrioli agli elefanti, ma è carino allo zoo o al parco naturale. In generale, il pre show è stato piacevole e Bibi ha amato ogni cromia di questo mondo nuovo. E mentre lei correva da un musicista all’altro, dal re e dalla regina, dai lottatori di muay thai, io pescavo e ripescavo il portafoglio dentro la borsa. Verso le 18.30 siamo andati a cena: il buffet era stato allestito in una sala piuttosto grande con tanti tavoli e pietanze thai ed indiane. In mezzo a queste due “regionalità” scorrevano fiumi di patatine fritte e gelato al cioccolato. Buffet discreto, niente di eccezionale ma non siamo usciti con la fame. Poco prima di entrare in teatro c’è stata una danza di artisti vestiti con abiti tradizionali, tipici della celebrazione del Loy Krathong. Gli artisti ballavano, sorridevano e coinvolgevano il pubblico invitando molte persone a danzare insieme. Bibi li guardava, ogni tanto mi chiedeva “cosa fanno loro?” e sorrideva. Era felice ed era bello vedere nelle sue pupille il riflesso delle luci colorate e scintillanti dei costumi dei ballerini. Ore 19:45 ingresso in teatro: grandissimo, moderno, aria condizionata e poltrone rosso scarlatto. Ci siamo accomodati e poco prima che iniziasse lo spettacolo siamo stati tutti invitati ad alzarci in piedi per onorare il Re, attraverso un filmato che in qualche minuto ha riepilogato la sua grande storia (King Rama IX), seguito infine dall’ inno nazionale thailandese. Ho scoperto qualche giorno dopo che questo accade sempre, prima di ogni spettacolo, prima di ogni proiezione cinematografica. Poi si sono spente le luci, ed uno schermo calato dall’alto ha annunciato l’ inizio del Siam Niramit, spettacolo strutturato in vari atti (senza pausa) per la durata di un’ora e venti minuti, celebrando il Regno del Siam attraverso la Storia, l’ Immaginazione ed il Festival Gioioso. Bibi è stata immobile per tutto il tempo, i colori di questo spettacolo sono impressionanti così come i costumi. Ma devo dire che non ci sono danze particolarmente strabilianti o acrobazie che ti lasciano a bocca aperta. Ci sono però anche qui, in un paio di scene, gli elefanti, così come le capre e le galline. Questo spettacolo sarebbe bello ugualmente senza gli animali sul palco. E c’è stata una scena che  ha lasciato tutto il teatro a bocca aperta: ad un certo punto si materializza un fiume vero con gli attori che si tuffano dentro e addirittura le canoe che lo attraversano. Per poi lasciare l’ intero palco ad un vero e proprio temporale con tanto di pioggia intensa che scende dall’alto ed inonda tutta la scena. A mio avviso solo questi due momenti valgono il biglietto, è stato incredibile.  Nel complesso il nostro pomeriggio è stato bello, Bibi era molto felice e tutti gli attori e i musicisti l’hanno coinvolta ed abbracciata ogni volta che passava davanti a loro. Se avessi il potere di cambiare qualcosa eliminerei gli animali ( e li libererei in un parco) e le tip box dato che si paga il biglietto per questo show che include anche il pre show, e magari alternerei gli attori (che comunque sono un centinaio) perché si percepiva che erano un pò stanchi (non direi annoiati, solo stanchi). Anche Shizuka era andata l’anno scorso a vederlo e parlando con lei in questi giorni abbiamo condiviso le stesse opinioni. Ed anche ad Aoy, suo figlio, era piaciuto così come a Bibi. Nel frattempo Cosmic Love, Florence + the Machine.

Una delle scoperte recenti che ho fatto proprio insieme a Shizuka ed Asami è stato il mercato Or Tok kor ed il Royal Project. Martedì, dopo aver lasciato i nostri bimbi a scuola, siamo andate a visitare questo mercato, il migliore in Thailandia ed annoverato tra i 10 più prestigiosi al mondo in termini qualità e freschezza di frutta, verdura, pesce e carne, spezie e fiori (qualche link qui e qui). Asami lo conosceva già, era stata a comprare frutta e verdura qualche settimana prima e devo dire che aveva ragione quando mi disse “vedrai che ti piacerà”. Ed è stato così, tutte e 3 abbiamo comprato verdure freschissime, frutta, carne e mentre passeggiavamo tra le bancarelle di questo mercato allestito armonicamente, sia dal punto di vista della merce così sapientemente disposta che della cromia variegata ed allegra che ci ricorda sempre quanto la natura sia potente, abbiamo chiacchierato, riso, scoperto che forse Shizuka andrà a vivere in India e fatto merenda al Royal Project Coffee Shop con cappuccino e scones (gnam gnam link), che sebbene siano dolcetti irlandesi, si possono trovare in molti caffè e pasticcerie in Asia, dove vengono preparati artigianalmente. E mentre l’ordinarietà di un martedì qualunque camminava in fretta, alle 11.30 abbiamo convenuto di andarcene per evitare il traffico massiccio della pausa pranzo e avere chances per arrivare a scuola in tempo. In macchina pensavo a questo grande progetto fortemente voluto dal Re King Rama IX per combattere la povertà, con l’ambizione di riequilibrare esistenze misere valorizzando i prodotti preziosi di questa terra, ed infine educando le persone ad un utilizzo consapevole di tutti i beni disponibili, in un’ottica di conservazione, risparmio energetico e perché no, profitto e miglioramento. E oggi, da quel lontano 1969, anno della sua fondazione, il Royal Project è una filosofia, un metodo sostenibile applicato non solo all’agricoltura, ma a tutti i contesti in cui la vita prende forma quotidianamente: acqua, trasporti, educazione, comunicazione, salute pubblica. E si evolve, costantemente, al variare delle esigenze, al passo con le nuove tecnologie e necessità umane (leggete qui). Fortunatamente il traffico non era così intenso come pensavamo così, avanzandoci ancora 30 minuti prima di entrare a scuola a prendere i bimbi, abbiamo pranzato velocemente da Brainwake. Brainwake è sinonimo di casa ormai, soprattutto per me. Scrivo spesso da lì, il loro menù è fusion ma anche internazionale quindi la scelta è varia e poi fanno due piatti che io amo, buonissimi qui a Bangkok: Spring Rolls e Stir Fried Tofu and Peppers. Alle 13.30 Ken, Aoy e Bibi sono usciti dalla loro classe e tutti insieme abbiamo preso il tuc tuc della scuola per tornare a casa. E con tutte le sue contraddizioni, tradizioni, innovazioni, malcostumi e bellezze, non mi resta che continuare il mio cammino evolutivo di scoperta e di vita qui, nelle meraviglie di questa monarchia costituzionale ormai dal 1932, con ancora la presenza forte di King Rama IX che per 70 anni ha combattuto per traghettare il paese verso la democrazia con tanti progetti di crescita ed educazione. Amato e venerato King Rama IX, come ho scritto più volte. Ascoltando The Curse (Berlin Live Session), Agnes Obel.

Sawasdee Kha,

Gy

Foto- Blocco 1: Siam Niramit Theatre; tutti gli scatti sono stati fatti nel villaggio esterno, in teatro non è possibile filmare né fare foto

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Foto- Blocco 2: Or Tor Kor Market e Royal Project – Bangkok con Asami e Shizuka

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2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Gy ha detto:

    Ciao, sono molto contenta che ti sia piaciuto! grazie di cuore

    "Mi piace"

  2. Gy ha detto:

    MI scuso per pubblicare questo ultimo articolo, ESPERIENZE ORGANICHE, a 5 giorni di distanza dalla sua stesura. Ciao a tutti! Gy

    Piace a 1 persona

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