GIORNI KUBANI

Sawasdee Kha,

oggi 14 Febbraio, ore 09:22, scrivo da Jones The Grocer, situato al piano terra dell’ EmQuartier. In cuffia si aprono le note di Kiss the Rain di Yiruma,  pianista giapponese eccezionale che spesso ascoltavo anche in ufficio, mentre preparavo le slides in Power Point per il progetto cui partecipavo fino a poco prima di partire. Questa canzone, in effetti, mi rimanda molto alle mie ultime ore al lavoro, quando, con nostalgica fibrillazione per l’imminente partenza, sentivo che le dinamiche professionali avrebbero avuto una battuta d’arresto. Ho bene in mente quando, quel 14 luglio 2017 ormai lontano, ho raccolto le mie poche cose sulla scrivania e ho guardato la mia foto nel badge, chiedendomi se, una volta tornata (chissà quando), avrei ancora assomigliato a quella ragazza con i capelli raccolti, con in grembo Bibi. Ero incinta quando in azienda cambiarono i badge e, ridendo tantissimo con la mia collega Anna (la mia Kordeka), ci siamo fatte fare la foto. Ricordo che indossavo un abito lungo nero, avevo i capelli raccolti in uno chignon alto ed in viso già abbozzata la rotondità materna che da lì a qualche mese mi avrebbe regalato una pancia enorme! Il mio ultimo giorno di lavoro è stato strano, per una serie di motivi diversi: eravamo nel pieno di un trasloco a casa, Bibi stava ancora frequentando il nido, i documenti per partire non erano ancora pronti, nella mente l’immagine precostituita di una Bangkok che poi si è rivelata, nella sua concretezza, oltre ogni aspettativa e nel calendario una serie abbastanza lunga di spostamenti prima di poter prendere il volo (alberghi vari, Rimini…). Speravo di non incontrare nessuno, nemmeno con lo sguardo, per evitare di dire “ciao, ci vediamo poi”. La prospettiva era decisamente positiva, un anno in Thailandia è cosa grandiosa, ma i saluti sono sempre sabbia negli occhi per me. Così come quando, alcuni giorni fa, ho salutato Kuba in aereoporto qui a Bangkok dopo 8 giorni bellissimi trascorsi insieme. Mi manca già tantissimo, mi manca dal primo secondo dopo averlo perso di vista lassù, sulla  scala mobile che lo portava al gate. Ho guardato più in alto che potevo per continuare a scorgere anche solo un pezzo della sua polo nera (stirata da Preeya), ho letto il suo labiale che sussurrava “vi voglio bene” mentre la scala mobile lo trascinava lontano. Ti voglio bene mio grande amico Kuba. Grazie! Mi manchi così tanto, mi mancano le nostre chiacchierate, le risate, i momenti normali vissuti insieme nella nostra quotidianità thailandese, andare a prendere Bibi a scuola, le nostre gite, i racconti improbabili di noi ragazzi alle prese con avventure impensabili e le passeggiate attraverso le Soi tra Sukhumvit e Asoke nel buio imperante di una serata infrasettimanale a Bangkok. Ti ricordi, questo articolo doveva essere il frutto di 8 giorni vissuti insieme,scritto a 4 mani. Ma è sempre così, prima di fare un viaggio, si vuole organizzare tutto poi quando si arriva a destinazione si vive e ci sono così tante cose da fare e vedere che i progetti cambiano e si evolvono a nuove curiosità. Andiamo con ordine, come dico sempre. Kuba è arrivato con la tuta e la polo a maniche lunghe venerdì 2 febbraio, lasciando l’ Italia il giorno prima, ora di pranzo. Quando è entrato in casa io gli sono corsa incontro, l’ho abbracciato e gli ho preso la valigia, lui era sorridente ma evidentemente stanco. Si è accomodato nella sua camera, ci ha consegnato le cose che gli avevamo chiesto di portarci (pasta integrale, olio, alcuni acquisti che avevamo fatto su Amazon…), ci ha regalato un libro e mi ha abbracciata di nuovo. Bibi era felice, c’era un regalo anche per lei: un cagnolino di pezza identico alla Clara, la cagnolina di Kuba. Bibi l’ha chiamata Clara, naturalmente e non se n’è più separata, giocandoci di giorno e andandoci a dormire di sera. Quando è arrivato Kuba a Bangkok la temperatura era ottimale: il caldo torrido aveva lasciato spazio ad una nuova costante di 23 gradi durata per qualche giorno. Ragazzo fortunato questo Kuba, fino al giorno prima era impensabile camminare per più di 10 minuti senza sudare! Una volta svuotata la valigia, si è fatto una doccia e si è cambiato adeguandosi al nuovo look: pantaloncini corti, t-short e infradito. Stava bene, era felice! Nel frattempo io gli ho preparato un caffè, ho tagliato la frutta che avevo comprato al mercato la mattina e ho apparecchiato la tavola. Bibi da quel giorno ha iniziato a chiamarlo Kubino, continuamente. L’atmosfera era serena, tutti noi eravamo felicissimi di averlo a Bangkok. E senza iperboliche ambizioni, progetti ed organizzazioni al secondo per il nostro tempo insieme, abbiamo vissuto 8 giorni meravigliosi condividendo quanto più sappiamo di questa Bangkok ma anche scoprendo insieme nuove realtà come Ayutthaya, il Palazzo Reale, la Golden Mount, vivendo esperienze uniche come la maratona alle 5.30 della domenica mattina e andando a rilassarci e a giocare a Ko Samet, nel punto più bello dell’isola, dove la baia confina con angoli silenziosi e di pace. E la nostra routine famigliare (il tuc tuc per l’asilo, il nuoto, danza, andare a prendere Bibi a scuola, la sua gita allo zoo safari) ha continuato a scorrere puntualmente tra nuovi progetti e diverse localizzazioni. Kuba ha portato allegria e scoperte arricchendo le nostre consolidate belle abitudini. Tornando al venerdì, dopo la doccia e lo spuntino lui e Luca sono usciti per andare all’MBK a comprare la SIM thai per Kuba, a fare qualche acquisto per poi ritrovarci tutti e 4 qui all’EmQuartier, zona Helix per una cena da Audrey. Ci andiamo spesso così abbiamo pensato di portarci Kuba, in modo che potesse scegliere qualche piatto in un menù abbastanza ampio, fusion ed internazionale, in una location molto carina e floreale. Siamo stati molto bene, lui era stanco e lo ringrazio molto perché è stato paziente con Bibi che voleva fare tutti i giochi, lì dove parte la spirale sinuosa dell’Helix. Alle 21.30 siamo andati a dormire, il giorno dopo ci avrebbe aspettato una giornata piena ad Ayutthaya (link qui), meta da non mancare, antica capitale del Regno del Siam, oggi patrimonio dell’UNESCO. Sito meraviglioso, imperdibile per chi viaggia in Thailandia. Sabato mattina siamo partiti abbastanza presto dopo aver fatto colazione tutti insieme. La colazione è un momento molto importante per noi e vedere che anche Kuba ha partecipato da subito al nostro rituale è stato bellissimo (stamattina la sua sedia vuota mi ha messo malinconia). In macchina abbiamo impiegato circa un’ora e mezza per raggiungere la città: durante il tragitto abbiamo chiacchierato, ci siamo fermati per fare la pipì e, una volta arrivati, abbiamo comprato delle sciarpe grandi per avvolgerci le spalle e le braccia. Era freddo. Incredibile!!! Non avevo mai avuto la pelle d’oca stando fuori (dentro i negozi o centri commerciali sempre, aria condizionata a 16 gradi!)! Ci siamo coperti, fatti una foto ed incamminati in esplorazione verso il parco storico. Il complesso archeologico della città è molto ricco, restituisce immediatamente l’ atmosfera dei vecchi fasti in cui culture diverse e il piglio cosmopolita hanno creato architetture e decorazioni dai volti e finezze differenti. Nell’aria c’era tutta la prosperità di un regno che oggi verrebbe definito un melting-pot di popoli che hanno creato e successivamente contaminato l’arte e l’artigianato thai oggi più rappresentativo. Abbiamo camminato tanto con le nostre infradito avvolti dagli scialli, abbiamo scattato tante foto ed inseguito Bibi che, nonostante i divieti, si arrampicava sulle rovine della civiltà siamese. Ci sono stati dei momenti di insofferenza quando Bibi non voleva ascoltare e scappava dappertutto ma in fondo è una bimba di 3 anni e non so come potessimo pensare che stesse immobile una giornata intera, all’ aria aperta, dentro ettari ed ettari di bellezze architettoniche ed artistiche. Per pranzo ci siamo fermati circa un’oretta fuori dalla vertigine che una città come Ayutthaya ti può dare e abbiamo mangiato in un ristorante nascosto, sospesi su una terrazza di legno sul fiume. Il ristorante che abbiamo scelto è uno di quei posti che non si possono trovare senza intuizioni curiose, così ci siamo spostati in macchina alla ricerca di una realtà autentica, sul canale Pratu Chai, oramai scomparso dalle cartine geografiche (link qui), a Ban Pom. L’ aria soffiava leggera e fresca sul terrazzino così ci siamo gustati il pranzo prima di tornare ad Ayutthaya per continuare il nostro tour, alla ricerca della testa del Buddha nella radici dell’albero di bodhi (Fico sacro), al Wat Phra Mahathat (link qui). E quando l’abbiamo trovata il sole era perfetto per catturarla in un ricordo fotografico. La giornata si è evoluta in una miriade di scatti, di angolature, di espressioni meravigliate e di soddisfazione perché Ayutthaya merita davvero di essere visitata. E anche se Bibi ci ha regalato momenti di nervosismo, posso dire che la giornata sia stata stupenda, anche perché con noi c’era Kuba. Siamo stati allineati su tutto: tempi, aspettative, pareri, fame/non fame, pipì e persino rimproveri! Non ricordo esattamente quando abbiamo deciso di rientrare a Bangkok ma la cosa certa è che quella sera abbiamo cenato a casa. Ricordo, invece, la tristezza del sugo al pomodoro con i piselli che ho preparato! Solitamente i sughi sono tra le cose che mi riescono meglio ma quella sera qualcosa è andato storto. Non avevamo fatto la spesa cosi ho preparato la salsa con la passata e ho aggiunto i piselli thai che avevo in casa (erano tostissimi, enormi). Abbiamo mangiato per sfamarci, era ovvio ma io, per prima, ho ammesso quanto fosse banale e poco rappresentativa la mia salsa! Kuba mi ha già perdonato, lo so! Ci siamo rifatti qualche sera dopo con una buona bottiglia di vino, salmone, branzino, insalatina e purè:) Dopo cena siamo andati a letto tutti molto presto perché Luca e Kuba si sarebbero dovuti svegliare alle 3.30 del mattina per andare a correre la maratona di Bangkok alle 5.30, nei pressi della Golden Mount. Eroici. Si sono svegliati nel cuore della notte, si sono preparati, hanno indossato la divisa della maratona, la pettorina e hanno preso un taxi con cui, a metà strada, hanno persino dato un passaggio a due colleghi indiani di Luca. Non avrebbero corso entrambi: uno dei due sarebbe stato lo sherpa che, come nelle spedizioni himalayane,  avrebbe portato gli zaini di tutti, aspettandoli al traguardo. E mentre la notte a casa nostra si animava dell’emozione di una maratona dall’altra parte del mondo, io e Bibi continuavamo a dormire. La mattina verso le 8.30 le prime foto hanno iniziato ad arrivare, le facce sorridenti di Kuba e Luca mi hanno fatto intuire, prima di vederli dal vivo al loro ritorno, che si fosse trattato di un’esperienza molto divertente. Al suo secondo giorno e mezzo Kuba aveva già vissuto due avventure di tutto rispetto: Ayutthaya e la maratona di Bangkok (che per entrambi è stata mini in quanto si erano iscritti alla 10 Km). Era felice Kuba, divertito. Questa sensazione ci ha accompagnati per tutta la sua permanenza qui. Dio mio come mi manca! Per pranzo lo abbiamo da the Commons (the Commons), un complesso bellissimo dal punto di vista stilistico dove produttori locali, bartender, artisti e musicisti servono cibo, drink, suonano, creano opere d’arte ed intrattengono noi clienti. La sua filosofia è sorprendente, così come la sua organizzazione: diversi ristoranti di Bangkok hanno il loro corner dentro the Commons, pertanto si può trovare dalla pizza napoletana della Peppina, al messicano del Barrio Bonito, ai panini di SourcedGrocers (quello con l’avocado è il più buono di tutti!), alle birre di The Beer Cap -TBC (l’intero bancone è fatto con i tappi di tutte le birre del mondo, fantastico!). C’è anche un centro per bimbi, Little Pea, dove i piccoli possono giocare, creare lavoretti artistici, colorare e correre. Il tempo speso a The Commons può essere tempo di qualità, mangiando cibi gustosi (anche bio ed organici), ascoltando la musica, il tutto dentro una realtà apparentemente sofisticata ma che piacerebbe davvero a chiunque. Si possono incontrare ragazzi come noi, bimbi, artisti e scrittori. Dopo pranzo dentro il Market, abbiamo portato Bibi nella zona che si chiama Play Yard dove si trova Little Pea: noi ci siamo presi un caffè accomodandoci al tavolo scalzi e sedendoci sui cuscini, per terra e Bibi ha giocato per un pò. Siamo rimasti lì fino alle 14.30, poi tornando verso casa Luca mi ha lasciata all’ospedale (avevo la visita dal gastroenterologo) e loro tre sono andati a dormire. La sera Luca e Kuba sono usciti a cena e a fare un giro per Bangkok mentre io e la piccola Bibi siamo rimaste a casa, preparandoci per l’inizio della settimana, con la scuola e le diverse attività. Ed il lunedì è arrivato in un secondo, così, ai sensi della nostra routine settimanale, la mattina alle 8.20 abbiamo preso il tuc tuc per andare a scuola, Luca è andato in ufficio e Kuba si è regalato un paio di giornate di relax assoluto, abbandonandosi alle comodità del settimo piano (piscina, sole, silenzio, letture e solitudine). Sono stata anche io una mattina con lui al sole a chiacchierare, a raccontarci dinamiche mai condivise prima di quel momento che, ancora una volta, ci hanno fatto ridere tantissimo e battezzare nuovi tormentoni… Kuba è un ragazzo davvero straordinario, è brillante, è davvero intelligente e sarcastico. Ha un animo sensibile ma sa essere tagliente quando serve, ha una mente lucida. E ama. Questo lo rende completo, nel bene e nel male. E per me essere amica di persone così è una grande occasione di vita perché, nonostante le oggettive distanze (9.000 Km sono 9.000 Km), quello che conta è costante, presente, quotidiano. Lì, nel profondo. Grazie Nowacki, amico mio venuto dalla Polonia ormai 15 anni fa e conosciuto tra i banchi della biblioteca. Posto rappresentativo per noi, non ci pensi mai? Durante le giornate di relax abbiamo pranzato alla Food Hall dell’EmQuartier ed Emporium con Luca, io ho persino incontrato Dana, la mia collega che vive in Svezia ma che tra qualche settimana si trasferirà a Bangkok con tutta la sua famiglia perché ha ricevuto un’offerta di lavoro interessante proprio qui. Ci siamo date appuntamento allo Sky Compass, l’hotel in cui alloggiava e vederci è stato emozionante. Che ridere, a volte la sorte è così buffa: non avrei mai pensato di ritrovare Dana a vivere ad un soffio da me e magari ad avere entrambe le bimbe nella stessa scuola. Sarà bello averla vicina. Lei fisicamente potrebbe benissimo essere scambiata per una thai: è kazaka con i tratti orientali, capelli lunghissimi neri e pelle di porcellana. È una bella ragazza Dana, è coraggiosa e volitiva. Si troverà bene, una volta combattuto il jet-lag dei suoi bambini! Kuba l’ha conosciuta quando è venuta a casa a portare alcune borse che mi ha chiesto di tenere in attesa del suo trasloco. Ed è andata persino a salutare Luca in ufficio. Le scoperte, le gite, le corse e le ore di relax hanno fatto sì che arrivasse, in men che non si dica, il mercoledì. Mercoledì 7 febbraio per me e Kuba è stata una giornata memorabile per tutte le cose meravigliose che abbiamo visitato, a partire dal Palazzo Reale (Phra Borom Maha Ratcha Wang) per arrivare alla Golden Mount (Wat Saket) e finire a trascinarci in uno shopping stanco al Platinum. Siamo partiti alle 7.40 da casa in taxi e per tutto il tragitto (50 minuti per una decina di Km) abbiamo chiacchierato, ripetendoci mille volte quanto fossimo fortunati perché la temperatura si era mantenuta fresca in quei giorni, sui 23 gradi. E dato che per visitare il Palazzo Reale serve un certo dress code (pantaloni lunghi, maglia con maniche non cortissime) la nostra paura era quella di sudare tutto il tempo, considerato che la visita dura circa 2 ore e si sviluppa tutta all’ aperto, ad esclusione di una breve intrusione scalza dentro il Wat Phra Kaew dove impera il Buddha di Smeraldo. Il taxi ci ha lasciati poco distante dall’ingresso principale, al di fuori delle mura bianche del Palazzo Reale che cingono edifici di aura e policromatica bellezza. Sfiorare le altissime maestà passando vicino al palazzo in taxi è già di per sé un’esperienza incredibile. Intanto River flows in you, sempre Yiruma. Scesi dal taxi, a pochi metri dall’ingresso con le guardie, abbiamo notato il cartello che riepilogava cosa è permesso e cosa no in termini di abbigliamento: ci siamo controllati reciprocamente da capo a piedi ed entrambi, all’ unisono, ci siamo detti “le infradito non sono proibite”. Così, anziché cambiarci le scarpe che ci eravamo portati dietro nello zaino siamo rimasti con le nostre infradito. Il primo sguardo tra gli edifici mi ha fatto pensare che ci trovassimo nel posto più spettacolare di Bangkok, lì proprio sulle rive del fiume Chao Phraya. E per 2 ore abbiamo passeggiato in mezzo a templi, cappelle, porte, pareti dipinte, biblioteche, palazzi e giardini, dove sorvegliavano alti e decorati i demoni della mitologia thai che tengono in mano la spada del tempio. Il Palazzo è aperto parzialmente al pubblico ed ancora oggi viene utilizzato per atti e cerimonie ufficiali. Si ispira alla città di Ayutthaya e questo l’abbiamo capito subito (essendo stati qualche giorno prima a visitare la città) e quello che cattura l’attenzione immediatamente è l’immenso stupa dorato. Questo stupa (costruzione tipica del buddismo per contenere le reliquie e le statue) è stato costruito proprio con i mattoni di Ayutthaya che Rama I nel corso dei suoi anni di regno chiese di smantellare per edificare il Palazzo Reale. Gli occhi si riempiono di stupore, bellezza estetica e persino di riverenza quando si visita il palazzo reale. Ricordo di avere ripetuto tantissime volte a Kuba “ma come è possibile?”, quasi ad ogni passo, in ogni nuova angolatura in cui il mio sguardo andava ad appoggiarsi. Ho fatto quasi un centinaio di foto, prevalentemente agli edifici, alle decorazioni e ai disegni sulle pareti dei portici, ma non abbiamo mancato di farci fotografare insieme, prima sulla scalinata dello stupa d’oro e poi nel giardino della residenza reale. Non so perché ma in quel momento ho immaginato Rama IX e Sirikit molto giovani, seduti sul prato a giocare con i loro bambini. Abitando qui a Bangkok mi è capitato di vedere diverse mostre fotografiche sulla vita di Rama IX, e molte di queste erano raccolte di momenti della sua vita giovane, con la sua famiglia nel pieno di un vigore quasi palpabile, in bianco e nero. E allo stesso tempo con Kuba ci siamo immaginati di partecipare ad una cerimonia, magari un matrimonio proprio lì, al Palazzo Reale tra l’incanto dei fiori freschi ed il riverbero luminoso proveniente dalle tessere dorate dei templi. Gli ho detto “come sarebbe poter vivere anche solo per 2 minuti un momento dei questa realtà, anche solo osservare da fuori?”. E la sua risposta è stata “si, sarebbe bellissimo ma stando allo stesso livello, non come inservienti”. Abbiamo riso, ma nella mia testa l’ ambizione era solo quella di osservare per 120 secondi. Senza titoli, senza carica o investitura. Banale osservazione. Testimonianza. Per chi volesse leggere qualcosa in merito al complesso del Palazzo Reale lascio qualche link, sia informativo che fotografico: official website ,wikiBKK attractions, pictures. Usciti dal Palazzo Reale siamo andati in un 7/11 a comprare l’ acqua, una manciata di dolcetti, una banana e ci siamo diretti al Wat Saket, la montagna d’oro, uno dei templi buddhisti più importanti della Thailandia. 344 scalini la innalzano da terra e la camminata per raggiungerla è davvero bellissima: ai lati ci sono cascate, alberi, campane che si possono suonare ed un gong per esprimere un desiderio, mentre dagli altoparlanti escono lente le preghiere dei monaci. La camminata è piacevole, man mano che si raggiunge la vetta la vista prende una forma bellissima perché, dall’alto, si vede bene la struttura del tempio con le sue vie, santuari, vicoli e stupa. L’interno del tempio, però, non è nulla di che: ci sono dei Buddha d’oro per le preghiere, gli incensi ed i fiori freschi i mezzo ai chioschi di gelato, gadgets e cartoline. Quello che merita, andando a visitare questa montagna, è il viaggio per arrivarci. Scalino dopo scalino, desiderio dopo desiderio, quando la vista rimpicciolisce le dimensioni ma si allarga per raccoglierne l’insieme. Ho comprato un regalo per Luca dentro il tempio, una campana d’oro con il cuore, in memoria di un voto d’amore. E poi siamo scesi, per tornare alla frenesia metropolitana. Destinazione Platinum. Kuba ha comprato delle magliette per Antonio ed una collana davvero molto carina per una sua amica, poi abbiamo pranzato velocemente da Starbucks per riprendere il taxi direzione Soi 31, scuola di Bibi. Nel frattempo la maestra Simmi mi aveva avvisata che Bibi non era voluta andare a danza, non voleva mettersi il tutù e mi chiamava continuamente. Il traffico tornando indietro dal Platinum è stato disumano così, anziché riuscire ad arrivare all’asilo per le 13.30 è stato impossibile. Siamo arrivati da Bibi quasi 1 ora dopo, in orario perfetto se fosse andata a danza, ma tremendamente in ritardo considerando che mi aveva aspettata quasi 1 ora seduta sulla sedia in classe, guardando la porta. Quando mi ha vista arrivare mi è corsa incontro con ancora le guance bagnate ma gli occhi felici, ha guardato Kuba e sorridendo mi ha preso la mano per tornare a casa insieme. A casa si è addormentata con i miei racconti del palazzo reale e della montagna d’oro. Poi è arrivato il giorno della partenza per l’isola di Koh Samet. Secondo i piani, Luca è uscito dall’ ufficio dopo pranzo, io e Kuba dopo un pranzo veloce da Brainwake siamo andati a recuperare Bibi all’asilo per partire, indicativamente alle 14. Dopo qualche capriccio di Bibi che non voleva cambiarsi, siamo partiti alle 14.40 da casa, nel traffico intenso di Bangkok per arrivare a Rayong (costa nord orientale del Golfo di Thailandia, 200 Km da Bangkok) quasi alle 18. Dal pier di Rayong avremmo dovuto prendere l’ultima barca lenta delle 18 per raggiungere l’isola. In realtà l’ultima barca sarebbe partita alle 18.30 secondo alcuni, alle 18.45 secondo altri ma alla fine il motore si è accesso alle 19.10. Ce l’avevamo fatta! e l’attesa sulla barca prima di partire è stata esilarante, intanto il sole scompariva, il buio arrivava e l’impazienza di vedere la spiaggia aumentava. Ci siamo fatti diverse foto sulla barca, Bibi ha fatto addirittura la pipì nel suo vasino tra le risate di tutti e alle 20 siamo arrivati a Koh Samet. E come tutte le volte precedenti, abbiamo preso un pick up taxi che ci portasse al resort… Questa volta, però, il resort era lontano dalla spiaggia principale Sai Kaew Beach, la strada era tortuosa, buia, piena di dossi, selvaggia e sembravamo non arrivare mai. Poi il pick up ci ha scaricati dietro alcuni alberi, all’ inizio di una stradina da cui, dopo qualche metro, si sarebbe aperta la baia più bella e pacifica mai vista fino a qual momento. Dagli alberi scendevano lanterne e mongolfiere illuminate, qua e là si aprivano i petali dei fiori di cui solo il giorno dopo avrei scoperto il colore e da lontano si vedevano i locali pieni di vita. “Vediamo domani con la luce del sole com’è” ci siamo detti, intanto abbiamo appoggiato le nostre cose in camera (una mini casina a 2 stanze, una per noi e 1 per Kuba di legno bianco, molto carina ma con il bagno decisamente da rifare) e siamo andati a cena sulla spiaggia. Eravamo felici, molto! Così il venerdì è arrivato e la prima settimana thailandese di Kuba si era consumata piacevolmente tra escursioni, maratone e bellezze artistiche. Abbiamo fatto colazione davanti al mare poco prima delle 8 del mattino e siamo stati in spiaggia fino alle 20 di sera, pranzando e cenando al resort per non perdere nemmeno un minuto di sole, di pace. Ci siamo rilassati, abbiamo riso, giocato, fatto diversi bagni, battezzato un nuovo tormentone dicendo a ripetizione Kohsssamett stasssera per uscire?, con accento pugliese. Ridevamo come matti con questa cavolata… e la spiaggia, alla luce del sole, nella bellezza di tutti i suoi colori, riflessi, onde e profumi era davvero un incanto. Alle 20.20, dopo essere rientrati dal mare ed aver fatto la doccia, Bibi dormiva già così, nonostante io fossi già a letto con lei, ho pensato che sarebbe stato bello passare altro tempo con Kuba per la nostra ultima notte insieme. Luca mi ha dato il cambio, si è infilato sotto le lenzuola dove c’era Bibi che profumava di calendula ed io sono uscita. Abbiamo fatto una lunga passeggiata di nuovo sulla spiaggia, abbiamo chiacchierato, abbiamo riso mentre io iniziavo a sentire la pungente nostalgia del saluto. Ricordo quell’attimo prima di fare la scala che ci avrebbe portati alla nostra casina, con alle spalle il mare: ho sentito le lacrime condensarsi lì, davanti agli occhi. Perché so che Kuba mi manca, nonostante io lo senta quasi tutti i giorni. In questo momento mi viene persino in mente la sua pelle liscia quando gli spalmavo la crema solare nella schiena. E mi veniva voglia di abbracciarlo. Spero che Kuba sia stato bene con noi perché noi siamo davvero felici che sia venuto a trovarci. Mi ricordo benissimo quando, in occasione del compleanno di Bibi a Rimini, il 30 dicembre, mi disse “1-10 febbraio”… e io “What?”… “vengo a trovarvi”, concluse lui. Non avrebbe potuto farmi più felice. E non vedo l’ ora di parlare con lui di “Una vita come tante”, il libro che mi ha consigliato di leggere in più occasioni. Ora che mi è stata regalata una copia potrò “recensirlo” con lui. Sabato mattina ci siamo svegliati molto presto, abbiamo ultimato la preparazione delle valigie, fatto colazione in riva al mare, ripreso il pick up taxi che ci riportasse al porto e la nave veloce per arrivare a Rayong. Che avventura!!!! La nave veloce era un motoscafo sul quale siamo saliti passando prima su una barca di legno, stando in bilico sulle infradito, tirati dai muscoli allenati di uno skipper scalzo. Wow, noi insieme ad alcune ragazze svedesi, anche questa volta eravamo salvi! i 10 minuti in motoscafo sono stati divertenti: ridevamo mentre i miei capelli si aggrovigliavano al vento forte sbattendo sulla faccia di Kuba. E Bibi mi teneva la mano, credo ancora leggermente scossa (ma silenziosa) dall’arrampicata per salire sul motoscafo. Alle 9.30 della mattina il nostro Kuba aveva già preso un pick up, un motoscafo ed era appena salito in macchina, direzione aereoporto per prendere il quarto mezzo della giornata: l’aereo per tornare in Italia! Ci siamo fermati a pranzo da Zen, a BangNa poi alle 15 siamo arrivati all’aeroporto Suvarnabhumi. Il check in è stato veloce, così come la procedura per cambiare gli ultimi baht rimasti. E dopo gli abbracci e nuove condensazioni davanti agli occhi, la scala mobile ha risucchiato Kuba e i nostri 8 giorni insieme. E adesso che scrivo in Italia Kuba sta dormendo e mi chiedo se, in queste sere in cui non abbiamo dormito sotto lo stesso tetto, abbia mai riflettuto su quello che abbiamo: un legame forte e vero. E oltre al sentimento vivido di un’amicizia sincera sento la connessione intellettuale di interessi comuni, che aggiunge spessore e brio ad ogni nostra conversazione. Anche quando ci chiediamo KOHSSSAMETTT STASSSSERA??

Ti voglio un mondo di bene Kuba, grazie per essere venuto qui! Ancora una volta tutto è dentro, ma fortunatamente abbiamo avuto anche infinite occasioni per abbracciarci davvero! Grazie!

Allego le foto rappresentative dei giorni Kubani.

  • Arrivo a Bangkok, casa nostra e la Bibi con la Clara (giorno e notte)IMG_9031
  • Ayutthaya con tutte le sue facce 🙂           IMG_9033
    IMG_9032974062E8-A06C-4236-B593-0028F6B3F8A054BA3EF6-E26B-4B94-9E6C-C711F89BD8BF
  • Maratona di Bangkok mentre sorge il sole;         4B398797-C9E7-41EC-B590-85FB1A08F373
  • Noi a the Commons ed in giro per Sukhumvit;2AB289DC-38E0-47D3-A47A-3668E32E12BB
  • Grand Palace e Golden Mount; 55D802A1-7133-4A0A-9D8B-E4585039F35A29F6EB28-90D9-4962-ACE1-EC320E4CB4AEDFA659BF-7D39-4B03-9F83-86AC33E1A5D14A22CB65-651E-48AD-827D-09048FAF1F6D40B66A21-2A05-4864-8FC3-2D7905C211C4-COLLAGE
  • Koh SametA988EAB6-4F6F-4DEA-944B-3E275EFFF662           

Ciao Kuba, ci vediamo presto! GRAZIE

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